30.12.05

[tendenze] Perchè un politico dovrebbe avere un blog - Aggiornamento

Discutendo con amici e conoscenti della notizia di qualche giorno fa sui 4000 blog della Moratti, e rileggendo l'articolo Luca de Biase su Blog e Politica, si sono raggrumati un po' di concetti sull'opportunità, per i politici, di avere un blog.
Che un politico debba per forza bloggare per essere più vicino ai suoi elettori è una pura
sciocchezza.
Invece, affermare più puntualmente che un politico che fa SERIAMENTE il suo lavoro può trarre giovamento dall'avere un blog è la pura verità.
Ritengo che chi abbia il coraggio delle proprie idee e la coerenza con quanto stipulato con i suoi elettori, non debba aver timore alcuno nel confronto diretto che uno strumento del genere può consentire.
E quindi, quali sono le ragioni e i vantaggi dall'avere un blog, cari onorevoli?
Non che ci sia molta differenza dai forum esistenti da circa 10 anni su Internet, ma il clamore mediatico che gli gravita intorno, l'indubbia diffusione, il fervore dei suoi sostenitori, fanno del blog, hic et nunc, uno strumento ricco di potenzialità, ma con un suo codice d'uso ben preciso.

Parla alla gente in un modo nuovo
La gente non sopporta le comunicazioni istituzionali dei politici.
Il blog è uno strumento nato per "discutere" e confrontarsi e la gente che lo legge vuole capire le idee, lo stato d'animo, le emozioni dell'autore. Bisogna porsi nei confronti della scrittura su blog come di fronte a un gruppo di persone con cui si dibatte di un argomento, né più né meno.

Consente una maggior vicinanza a pubblico ed elettori
Non ci sono molti modi per interagire con un leader politico, sebbene sia possibile ascoltarlo durante discorsi pubblici o interviste trasmesse dai radio e televisione, dove normalmente la comunicazione è unilaterale. Questa è una delle grandi mancanze che i cittadini percepsicono: è difficile fare in modo che il loro messaggio arrivi.
Se, però, egli iniziasse a parlare in un blog, chiunque potrebbe relazionarsi con lui o con lei, aprire discussioni e commentare le sue idee.

Crea un luogo di dibattito sempre aperto
Le discussioni in un blog sono normalmente più ricche di quelle di un forum, e più costruttive di quelle che possiamo vedere nei programmi televisivi dove intervengono i politici: ci si trova come in uno di quei programmi televisivi esteri in cui un politico si confronta col pubblico.
Immaginate la possibilità di mantenere questa situazione in modo continuativo e avrete il blog.
Con il vantaggio ulteriore che l'argomento non si esaurisce dopo aver risposto alla domanda dello spettatore, ma diventa dibattito multilaterale.

Permette di verificare le proprie idee e trarre suggerimenti
Non è semplice per un politico avere un feedback dai cittadini. "Ma a nessun politico interessa il parere dei cittadini!", obietterete voi.
Non è sempre così: i politici conducono sondaggi a profusione, hanno uno stuolo di consigliori che sondano l'humus degli elettori.
Perchè negarsi la possibilità di tastare il terreno preventivamente ed eventualmente individuare idee nuove?
Si può qui obiettare che un blog è al servizio di quella minoranza in grado di collegarsi ad Internet. Questo è vero, ma fortunatamente la penetrazione di Internet sta crescendo sempre più, sebbene l'Italia non sia tra i primi posti della classifica.

Permette di comprendere meglio le critiche alle proprie idee
Nell'atto di scrittura del commento in un blog, le persone percepiscono la protezione stabilita dalla lontananza fisica con l'autore (a volte anche l'anonimato), e pertanto sentono una maggior libertà di espressione: questo consente di arrivare al nocciolo dei problemi in modo concreto e veloce.
A volte la libertà d'espressione si esplicita anche col vituperio: questa deve essere un eventualità a cui è necessario essere preparati.
E' piuttosto coraggioso non moderare i commenti dei lettori sul proprio blog: è ciò che ha fatto Ivan Scalfarotto, fino a non poterne più delle ingiurie e a chiudere il blog (ora però è ancora attivo).
Un commento è lecito se rientra nei limiti della decenza e, per porre un freno a osservazioni poco decorose, esiste la moderazione dei commenti. Purtroppo, tra moderazione e censura ci può essere una barriera molto impalpabile. Non basta l'impegno formale a non censurare i commenti dei lettori: bisogna anche dimostrare di saper affrontare il confronto, e quindi lasciare anche i commenti a cui non si vorrà o potrà dare risposta.

Diffonde le idee in un modo decentralizzato e utilizzando il passaparola
Il blog è un tipo di informazione che si propaga dal basso (opposta a quella dell'alto dei media tradizionali) e le notizie si diffondono solo se ritenute interessanti.
Si diffonde sia con il passaparola che con il passalink (io linko te, tu linki lui, egli linka l'altro): oltre ai soliti canali di diffusione, una discussione su un blog può essere ripresa da un blog letto a sua volta da altri blogger che riprendono la notizia, e così via, in una catena che conferisce un alto valore alla discussione originale (anche dal punto di vista dei motori di ricerca che classificano il valore di una pagina anche sulla base di quante altre pagine vi puntano).

Permette raccogliere fondi
Lo ha fatto Belle Grillo con il suo blog. Perchè non potrebbe farlo anche un politico poco conosciuto ma molto determinato e ambizioso?
In America c'è riuscito Howard Dean, che correva nelle primarie per il posto di candidato dei democratici (e che nel 2004 ha aperto blog a profusione: qui e qui).

Raggiunge un audience più giovane
Un blog è un modo per interessare alla politica le persone di quella fascia d'età che va dai 16 ai 35 anni, ovvero la fascia in cui ricade la maggioranza degli utilizzatori di Internet.
Dare loro l'opportunità di partecipare, e non solo di ascoltare, alla vita politica li renderà più motivati e coinvolti.

Blog biancorossoverdi
Non citerò i soliti esempi esteri, perchè inflazionati e perché il modo di far politica in Italia è peculiare e poco si ispira ai modelli stranieri (in questo devo dargli atto di un tocco di originalità). Sono ben pochi, purtroppo, i pionieri nostrani del blog politico. Eccoli qui:

Questa lista non pretende di essere esaustiva: pertanto, nel caso ne conosceste altri, vi prego di segnalarmeli.

Aggiornamenti del 30 novembre 2005:
Oltre ai siti che potrete trovare nei commenti, segnalo alcuni nuovi blog di politici o nuovi politici con un blog.
  • www.dariofo.it, Dario Fo, candidato alle primarie per la poltrona di sindaco di Milano per il centrosinistra
  • www.milanopartecipa.org, il blog di Davide Corritore, candidato alle primarie per la poltrona disindaco di Milano per il centrosinistra

29.12.05

[sicurezza] Trojan produce Google Ads Falsi

Secondo Techshout.com un nuovo Trojan Horse è in grado di produrre Google Ads falsi, del tutto simili a quelli generati da Adsense.
Tre particolari li differenziano dai normali annunci: gli argomenti trattati sono per la maggior parte relativi al gioco d'azzardo online o a contenuti per adulti e non sono quindi contestuali al contenuto della pagina che li ospita. Inoltre, gli annunci sono visualizzati come testo HTML, anziché essere un immagine, procedura utilizzata da Google Ads.
A detta dello scopritore, Raoul Bangera, il team AdSense ha confermato che gli annunci sono falsi e frutto di malware installato sul computer.
Una volta cliccati, gli annunci inviano l'utente a 3 diversi siti, uno dopo l'altro, per terminare su una pagina contenente altri annunci.

Questo nuovo Trojan non ha nulla a che vedere con il problema del gennaio 2005, in cui alcuni annunci Google Ads causavano il download di malware. Un anno fa Google fu molto tempestivo nella risoluzione del problema, ma nel caso presente, purtroppo, sono i PC degli utenti ad essere infettati, e dovranno quindi essere i produttori di anti-spyware, anti-virus, anti-adware ad organizzarsi.
E' possibile che il nuovo cavallo di Troia sia collegato alla nuova vulnerabilità del motore di rendering di Windows XP, legata ai file grafici in formato Windows Metafile (WMF): un file WMF malformato può eseguire, una volta aperto, del codice dannoso con i massimi privilegi di sistema.

28.12.05

[tendenze] I blog possono inquinare i motori di ricerca

In molti si chiedono ancora attraverso quali arcani algoritmi Google costruisce le sue classifiche.
Ebbene, anche io per farmene un'idea, sono andato a spulciare le query Google che conducono i miei lettori a leggere conneXioni, e vi ho trovato degli indizi molto interessanti; per cui ho deciso di esordire con un titolo opportunisticamente sensazionalistico.
Non mi meraviglia essere tra i primi posti dei risultati di Google per aver dato un'opinione sul nome del nuovo servizio VoIP Skypho, o anche essere il 4° in classifica per la query "aviano base militare mappa" per averne parlato il giugno scorso, o infine essere citato per i 4000 blog di Letizia Moratti.
I motori di ricerca, con Google in testa, sono il veicolo che conduce a questo blog ben il 33% dei suoi lettori: tale funzione deriva dalla fiducia che tutti abbiamo riversato nella loro potenziale autorevolezza.
Ho scandagliato quindi i motivi per cui i lettori arrivano qui dopo aver effettuato una ricerca sui vari motori e, oltre alle ricerche assolutamente contestuali ai contenuti del blog, ne appaiono alcune decisamente bizzarre.
Risultare quindi tra i primi posti per le query che seguono mi lascia un po' perplesso, sia per il risultato, sia per la scarsità di educazione ai metodi di ricerca degli utenti (le riporto così come sono state effettuate sul relativo motore. Grazie a Sitemeter e Google Analytics per l'individuazione dei referral). Dateci un'occhiata (ne vale la pena) e alla fine vi parlerò dei pericoli a cui stanno andando incontro i motori di ricerca a causa dell'errata indicizzazione del contenuto dei blog.

Questi risultati mi portano a una riflessione: i motori di ricerca conducono un eccellente lavoro di indicizzazione, ma tale eccellenza non è più sostenibile quando vengono presi in considerazione gli archivi dei blog, e non solamente i singoli articoli.
E' necessario anche affermare che per il momento l'incidenza non è molto alta, ma ciò di cui parlo costituisce un segnale d'allarme.
I blog possono avere dei PageRank molto alti, perchè molto linkati da altri siti. Questo, per il motore, implica una maggior affidabilità della fonte, ma in realtà si traduce in un'indicizzazione di contenuti estremamente disparati: in un archivio possono comparire da una settimana a un mese di commenti sugli argomenti più diversi, e, dipendentemente dalla grafomania dell'autore, il numero dei singoli documenti può variare da alcune unità a diverse decine.
Ritengo una mancanza grave che Google, proprietario di Blogger, la piattaforma che io utilizzo, non abbia ancora pensato che gli archivi contengano materiale così eterogeneo da inficiare la buona qualità delle ricerche.
E come affrontare i commenti spam? Ora, fortunatamente, tutte le piattaforme di blog gestiscono un sistema che limita l'inoltro automatico di commenti per contenere il dilagante problema dello spam anche sui blog. Ma, tale sistema è inseribile solo su richiesta dell'autore (almeno per quanto riguarda Blogger), mentre dovrebbe essere di default su tutti i blog.
Il pericolo a cui andiamo incontro è un peggioramento della qualità delle ricerche che però avrà il potere, come contropartita positiva, di costringere gli utenti dei motori ad affinare le proprie capacità nella ricerca.
In fondo, non sono poi così complesse le regole da seguire per effettuare una ricerca che fornisca risultati contestuali alla domanda.

20.12.05

[contromarketing] I 4000 blog di Letizia Moratti

Quali metodi utilizzare per farsi eleggere a Sindaco di Milano?
Perchè non sfruttare quello splendido strumento di moderna concezione e di smisurata diffusione, nonchè di attuale tendenza, che è il blog?
E fino a qui ci arriveremmo tutti quanti, ma ciò che deve caratterizzare chi si occupa della cosa pubblica, oltre all'interesse per la cosa pubblica stessa, deve essere l'ingegno, la peculiarità, la singolarità, la creatività, l'ispirazione, la velleità, l'aspirazione, l'obiettivo, la vastità, la puntualità.
E quindi, perchè accontentarsi di un semplice sito con il proprio ritratto ritoccato con Photoshop? Perché, come ha scoperto Beppe Caravita, non affidarsi invece a un'agenzia di pubblicità e nuovi media che, stradario alla mano, propone la creazione di un blog per ogni zona di Milano (sono 9) e la successiva distribuzione su 4000 domini, corrispondenti alle vie o alle piazze principali della città?
Un esempio chiarificatore: in zona 3 esistono via Padova e via Monfalcone, che condividono lo stesso blog. Purtroppo per la zona 7 Corso Vercelli era già stato opzionato da un negozio di preziosi, ma via Marghera era ancora disponibile. In zona 9 ho visitato Piazzale Lagosta e, in zona1, Via Larga e Corso Italia.
In realtà l'utilizzo del termine Blog è improprio, in quanto il futuro sindaco non si sta occupando di pubblicare il Moratti-pensiero sotto forma di articoli per blog, ma invece di raccogliere i commenti dei cittadini sui seguenti temi:

  • Ambiente
  • Traffico
  • Protezione sociale
  • Casa
  • Sicurezza
Quindi, se proprio vogliamo fare i puristi, lo strumento si configura come un tradizionale forum.
Ma oggi non mi interessa fare il purista quanto, invece, mi interessi discettare sull'operazione elettorale blogofila.
Ebbene, l'attento Fiorello Cortiana, senatore dei verdi, ha depositato un'interrogazione parlamentare accusando la Moratti di cybersquatting, in quanto, acquistando il dominio di una via, lo acquista per tutte le vie d'Italia.
Ma l'iperbolico Cortiana dovrebbe anche considerare tutti coloro che hanno agito in modo similare in tempi non sospetti (vedi l'esempio sopra di Corso Vercelli) e quindi non credo sostenibile la tesi dello cybersquatting della Moratti; lo definirei piuttosto un domain wasting, per intendere "buttare i soldi dal finestrino comprando domini inutili" (possiamo anche discettare sullo spreco dei soldi del cittadino, e qui si tratta al più di 50000 €...).
Se qualcun'altro, poi, volesse registrare un dominio dedicato a via Torino, si compra viatorino.it e il gioco è fatto; tanto più che i domini con il trattino (-) sono ben poco popolari.
A proposito ora del forum, per curiosità stanotte ho letto un po' di commenti e devo dire che non sono tutti positivi, nè costringono l'analisi delle problematiche cittadine a una visione troppo localizzata (si parla quindi anche dei problemi della città in generale).
Alcuni sono banalità, altri semplice piaggeria, altri sono segnalazioni, altri lamentele: c'è veramente un po' di tutto.
Ma a questa ostentata vicinanza ai cittadini dal punto di vista telematico, si contrappone l'evento della presentazione della propria candidatura il 15 dicembre scorso di fronte a una platea di notabili del capoluogo lombardo e non solo, su un palcoscenico consacrato alle rappresentazioni del sistema economico/produttivo, ovvero Palazzo Mezzanotte, ex sede della Borsa: e i due approcci lasciano quindi intravedere una contraddizione programmatica di fondo.
Sebbene l'iniziativa di raccogliere i pareri dei cittadini sia lodevole, sarebbe ancor più lodevole che il candidato partecipasse attivamente al blog, o al forum, per non avvilirne gli intendimenti.
Non basta scrivere un messaggio generico del tipo:
"Milano deve rinnovare il suo splendore. Una Milano pulita, ordinata, elegante che diventi meta dei giovani e dei talenti di tutto il mondo.
Una Milano che integri pianificazione del territorio, architettura, arredo urbano.
Una Milano che offra più strutture per lo sport e più ampi spazi di verde.
Una Milano bella e vivibile è una città che valorizza il patrimonio pubblico di pregio nel centro e che risana i quartieri più degradati. È una città che fa delle immense zone agricole inutilizzate all’esterno della Città, della rete dei parchi e delle aree dimesse un grande polmone di difesa ambientale."
Letizia, bisogna partecipare e confrontarsi con chi parla. Proporre argomenti, accettare il confronto, il dibattito, scatenare la discussione.
Non so se i cittadini l'abbiano già compreso, ma, sebbene sia attivo dal 9 dicembre e abbia totalizzato qualche decina di migliaia di visite, per ora il blog non ha riscontrato una valanga di commenti, ma anzi solo alcune decine in anticlimax (progressione che cala d'intensità): il filone più frequentato ha un rapporto commenti/lettori dello 0,03%, pochini per chi vuole raccogliere pareri.
Pochini anche considerando l'effetto gregario che hanno i lettori, che quando han voglia di parlare nei forum (e gli italiani generalmente ne hanno tanta) si focalizzano su una cerchia di temi limitata e circoscritta.
Possiamo fare delle estrapolazioni sulla volontà di partecipazione alla vita politica dei lettori del blog morattiano? No, i tempi non sono ancora maturi.
Ma comunque non è che ci sia un gran fermento là dentro...

19.12.05

[controtendenze] Wikipedia è solo un gioco?

I tentativi di screditare Wikipedia si stanno moltiplicando: pochi giorni fa la biografia di Jimmy Wales, il fondatore dell’enciclopedia aperta è stata modificata per riportare la sua morte per omicidio:

"At 18:54 EST on December 12, John Seigenthaler's wife, who was infuriated at Wikipedia regarding the recent scandal regarding his role in the Kennedy Assassination, came into the house, where Jim was having dinner. Wearing a mask, he [sic] shot him three times in the head and ran,"

La vicenda è legata a filo stretto a un episodio analogo accaduto alcune settimane fa, in cui la biografia di John Seigenthaler, uno dei fondatori del quotidiano USA Today, riportava di alcune sue implicazioni negli assassinii di John e Robert Kennedy.
È supponibile che episodi come questi si presentino in moltissime voci dell’Enciclopedia, causati sia dal desiderio di screditare qualcuno, sia di inquinare l’affidabilità di wikipedia, sia di accreditarsi fraudolentemente.
I danni alla reputazione sono la voce più ricorrente, fino ad ora, ma che dire, invece, degli argomenti di carattere scientifico o storico, letterario o artistico?
Uno dei gravi pericoli che sta correndo Wikipedia è l’inquinamento, una pratica che può avvenire per gioco o per attentato doloso.
Sebbene sia nel corso di test una procedura che permetterà una maggior accuratezza delle pubblicazioni, ci sono ormai oltre due milioni e mezzo di documenti già presenti, in più di 80 lingue. Come fare per controllarli?
E che dire del test che ha condotto il periodico Nature mettendo a confronto ben 42 (quarantadue, non 2500!!) argomenti di Wikipedia e dell’Enciclopedia Britannica, riscontrando solo 4 errori o omissioni nella prima e 3 nella seconda, e quindi affermando che Wikipedia è una fonte affidabile? Quanto pesano 42 voci in 2 milioni e mezzo di documenti?
Lo 0, 00168%.
Tra i commenti dell’ufficio comunicazioni dell’Enciclopedia Britannica riporto quello molto puntuale e velatamente ironico di Tom Panelas, che loda il servizio gratuito per la sua velocità e ampiezza che gli consentono di coprire anche argomenti come l’extreme ironing (ovvero, la stiratura estrema), in cui i praticanti stirano dei capi di vestiario in locazioni remote (argomento non ancora coperto dalla Britannica).
Nata sulla scorta di precedenti esperienze nel movimento globale sulla libertà delle informazioni, ciò che differenzia Wikipedia dal software libero, dove l’accuratezza di un pezzo di codice è prima di tutto verificabile con il suo funzionamento corretto, in seconda istanza attraverso la sua popolarità (alcuni servizi offrono la possibilità agli utenti di dare una valutazione) e da tutti coloro che conoscono il linguaggio e vogliono fare uso del programma oppure ne condividono lo sviluppo, è proprio l’accuratezza, che non ha al momento verifica alcuna, se non da parte di chi, volontariamente, ne esamina gli articoli.
E il numero di costoro è estremamente limitato.
L’utilizzo di una fonte di informazioni come un’Enciclopedia richiede estrema fiducia e, per converso, estrema affidabilità: quanto è probabile, nel caso di wikipedia, avere articoli fallaci?
È questo che, purtroppo, sta penalizzando il progetto: e, un anno fa, Larry Sanger, uno dei suoi fondatori, lo aveva già descritto
Per fermare il posting sovversivo non basta certo la nuova procedura di registrazione, alla quale si deve sottoporre chi desidera inserire nuovi argomenti; la modifica è ancora permessa a chiunque.
Serve una maggior autorevolezza nella supervisione dei contenuti e la possibilità di inserimento e modifica da personale qualificato.
Ditemi un po': che affidabilità può avere un’enciclopedia che riporta che l’extreme ironing fu ideato da Madame Trussaud e da un bellimbusto spagnolo nel 1859?

16.12.05

[antimateria] Destrutturiamo il blog strutturato

Il blog strutturato è uno degli ultimi movimenti nati intorno a questo magnifico strumento: grazie all'utilizzo di stili e tags dovrebbe essere più semplice pubblicare informazioni in un modo leggibile da un programma e renderle disponibili come un servizio.
Per il momento i tipi di "microcontenuti" (come vengono simpaticamente definiti) sono relativi a recensioni, eventi, liste, oggetti multimediali (audio, video, immagini) e bacheche elettroniche.
Esistono alcuni pro e alcuni contro a questo nuovo filone: è pur certo che, grazie ai feed RSS, esiste già un principio di strutturazione e i motori di ricerca, che siano generalisti o dedicati, per il momento sembrano già abbastanza per soddisfare gli appetiti dei lettori.
Pensate all'ottimo lavoro di Technorati, ad esempio: attraverso un software di text mining il servizio estrae le parole chiave utilizzate all'interno dell'articolo e, attraverso esse, assegna dei metadati al testo, così da classificarlo e renderlo più individuabile.
I programmi di analisi del testo sono sempre più intelligenti e performanti da superare il 95% di successo nella comprensione dell'argomento di un testo.
E' certo che l'assegnazione di metadati da parte dell'autore è più funzionale al processo di classificazione, ma ciò richiede uno sforzo ulteriore che nella scala delle priorità viene posto sicuramente in secondo piano.
Il successo dei blog risiede proprio nella non necessità di rispondere a uno standard strutturale e nella non definizione di confini, nella possibilità di espressione libera.
Gli autori di blog sono, per la stragrande maggioranza, dei non tecnologi; e c'è comunque da scommettere che nemmeno tutti i tecnologi abbiano voglia di compilare un modulo accessorio.
Infine (per il momento), il blog strutturato non ci potrà preservare dallo spam, ma, anzi, lo potrebbe rendere ancora più pernicioso: supponete che uno inserisca automaticamente valanghe di recensioni positive su un film, o su un libro, o su un software, ed esse vengano opportunamente classificate...

13.12.05

[marketing/contromarketing] Pubblicità Microsoft su Linux Today

Ad alcuni lettori di Linux Today, il portale americano devoto al sistema operativo del pinguino, potrà sembrare cacofonico (grazie Dario, ndr) trovare sul sito la pubblicità che potete vedere qui sotto:


In buona sostanza la colonna di destra è sponsorizzata da Microsoft e 4 articoli su 6 vantano i vantaggi del sistema operativo di Redmond su Linux: ha unTCO minore, ha caratteristiche di sicurezza paragonabili a quelle di Linux, oppure non esiste un criterio universale di analisi del TCO che giustifichi la migrazione da Windows a Linux.
A un primo esame la pubblicità appare in aperto contrasto con il contesto che la ospita.
Quali sono, quindi, le sensazioni che suscita questo tipo di comunicazione?
Le trovate schematizzate di seguito:

  • ilarità, disgusto, turbamento, tra i sostenitori di Linux;
  • curiosità e sospetto in tutti quanti i lettori.

Della nuova campagna di M$, e delle sue caratteristiche estremamente bellicose, ne parlai qualche mese fa in un articolo: e ribadisco che Bill Gates sta sprecando i suoi soldi.
Perchè i report pubblicizzati sono troppo smaccatamente di parte: non si tratta dei soliti banner rotanti, ma di un annuncio fisso che appare in ogni pagina visualizzata.
Pensate (se siete cattolici praticanti) di andare in chiesa e di trovare all'ingresso, al posto della solita "Famiglia Cristiana", delle copie di "Torre di Guardia" e "Svegliatevi".
Perchè faccio questo confronto? Perchè la maggior parte degli utilizzatori di Linux, ancora a tutt'oggi, ha delle caratteristiche di fondamentalismo che invece non contraddistinguono la maggior parte degli utilizzatori di Windows.
E Linux Today, per il contenuto tecnico dei suoi articoli, ha per la stragrande maggioranza dei lettori tecnici.
Ma un rovescio della medaglia esiste anche in questo caso: molti lettori del portale hanno preferito cambiare lettura. Sia su slashdot che su LXer.com è apparsa una gran quantità di messaggi di disgusto verso la politica di LT.
Il direttore editoriale, Brian Proffitt, afferma di non aver potere alcuno sulla raccolta pubblicitaria, attività che segue direttamente la casa editrice, JupiterMedia. Inoltre scrive anche che:
"Linux Today, however, is not in the business of promoting Linux. We cover Linux business, development, and community as fairly and even-handedly as we can. That has been my professional mandate since I began working on Linux Today full-time nearly three years ago and it will continue to be so.
Because Linux is an excellent technology, it is easy to find and link to positive stories about Linux and Open Source. When I write my opinion columns, I am critical of anything that harms Linux and the free and open source software movements--even if that anything turns out to be someone or something in the movement itself. That is my personal stance, which fits very well with my professional responsibilities. "

Nota: se la pubblicità fosse retribuita con la modalità pay-per-click i sostenitori di Linux potrebbero far sborsare inutilmente qualche altro dollaro a M$.

12.12.05

Localizzazioni fallaci

Notate niente di strano in questa finestra che l'aggiornatore del lettore Adobe visualizza?

Per facilitarvi il compito ho evidenziato la zona interessata.
In questo caso l'obiettivo era di comunicare che il programma è così intelligente da determinare quando non ci sono download attivi e quindi il collegamento esiste ma non viene utilizzato.
Per tutti coloro che hanno un collegamento via modem (sia dialup che ADSL) potrebbe però sembrare che, attraverso chissà quali tecnologie (WiFI? WiMax? WiNot?), l'Adobe Updater si collega quando il computer non è collegato a Internet.

Nell'ottimo corso per traduzioni di Bruno Osimo, si cita Wittgenstein: "La lingua è un labirinto di percorsi."
Se uno si avvicina alla lingua da una parte, riesce a orientarsi, ma se si avvicina da un'altra parte non si rende più conto dove si trova.
Quello che capita spesso ai traduttori (o ai localizzatori) madrelingua non è di immedesimarsi nel potenziale fruitore del messaggio, ma solamente nello scrittore, e quindi di chiedersi che cosa voleva comunicare.

In realtà la posizione che dovrebbero assumere è duplice, ovvero calarsi nei panni di entrambe le parti del messaggio: il comunicatore e il fuitore. Lavoro non semplice, invero, ma necessario per evitare interpretazioni imprecise.

7.12.05

[singolarità] 10 anni di Apache / 10 anni di Fidaty Card

In questi giorni esce la release stabile 2.2 di Apache, il server web più utilizzato su Internet: dopo 10 anni, il progetto di dotare la comunità Internet di un programma che gestisse l'erogazione di informazioni e servizi è sempre più dinamico e produttivo.
Anche la Fidaty Card celebra 10 anni: per chi non la conoscesse, è una carta di fidelizzazione clienti della catena di supermercati Esselunga che permette di accumlare punti per ogni spesa e di scambiarli con dei premi.
Cos'hanno in comune Apache e la Fidaty Card?
No, non sono entrambi manifestazioni del nuovo che avanza.
La Fidaty è l'evoluzione della raccolta dei bollini, Apache è uno dei pilastri per la diffusione dell'informazione su Internet.
La Fidaty è l'esplicitazione dell'affermazione di una delle frasi di Adam Smith: "Ognuno è solo all'interno del mercato alla ricerca del proprio interesse personale".
Il progetto sotteso allo sviluppo condiviso di Apache afferma esattamente il contrario:"L'uomo partecipa allo sviluppo suo e dei propri simili". Non lo subisce, quindi, ma ne è co-attore.
La Fidaty è un parto della cultura americana del mercato libero, in cui convivono calvinismo e illuminismo: entrambi i movimenti hanno l'individuo come obiettivo, sebbene siano antitetici nel delineare il profilo dell'uomo, da una parte destinato alla salvezza dopo la morte, dall'altra alla ricerca della soddisfazione materiale (perdonate la banalizzazione dei concetti, ma se volessi fare la succursale di MicroMega non scriverei in questa sede).
Apache esiste in quanto figlio di una cultura in cui il progresso è la condivisione di una tecnologia che è estensione di noi stessi, che, come afferma Jeremy Rifkin sul numero di dicembre 2005 di MicroMega, ha il potere di "amplificare". Forse il web server non ha amplificato le possibilità della condivisione stessa? Internet è sì pubblicazione e fruizione, ma soprattutto condivisione. Di informazioni, di dati, di file e quant'altro.
La Fidaty Card, invece, permette di possedere un bene materiale, spesso non indispensabile, ma che diventa utile non appena si manifesti la possibilità che diventi di nostra proprietà.
Chi usa il software per Apache e la Fidaty Card lo fa perchè sente che gli sono assicurati dei diritti: nel caso di Apache, il diritto di fare e distribuire copie del programma, di avere accesso al codice sorgente e, infine, di modificarlo. Questi diritti sono fondamentali perchè contribuiscono a mantenere tutti i contributori allo stesso livello.
Nel caso della Fidaty Invece, si tratta del diritto di avere un premio in cambio degli acquisti presso la stessa catena di supermercati.
Da una parte, una richiesta di partecipazione, dall'altra una di fedeltà; la prima senza un reale obiettivo di durata, ovvero di durata infinita, la seconda pure, che ha delle tappe di breve durata che si raggiungono col ritiro dell'oggetto, ma che durerà fino a che il consumatore comprerà presso i supermercati.
Entrambi danno dei vantaggi a chi ne fruisce, è innegabile: chi naviga in Internet, però, per cercare informazioni, per comprare online, per leggere il giornale, spesso è utilizzatore inconsapevole di servizi che si sviluppano in un modello economico in crescita, quello dell'Open Source, che, badate bene, non si ferma al volontariato, ma costruisce intorno al contributo volontario un nuovo modello di business che prevede l’abbassamento o l’annullamento totale dei costi di licenza e il mantenimento dei costi di sottoscrizione a un servizio di manutenzione, con un conseguente potenziamento delle strutture dedite a integrazione, training e supporto.
Open Source o Fidelity Source? O entrambi?
Beh, scusate, ma ora è tardi e devo andare a far la spesa al mercato.

Nota:
Io e Yahoo! condividiamo lo stesso giorno di nascita, ma io ho 28 anni di più e 103.000.000 di utenti in meno.

5.12.05

[antimateria] Sui blogger che parlano solo del blog

Il Nuovo Mondo del blog a volte è così ingenuamente pervaso dalla propria pregnanza che non fa nient'altro che mostrare la propria debolezza attraverso manifestazioni autoreferenziali.
L'argomento blog è stato così illustrato, sbandierato, manifestato, proclamato, destrutturato, strutturato, esplicitato, evidenziato, commentato, interpretato, esposto, relazionato, rapportato, esaltato, magnificato, ostentato, glorificato, inalberato, divulgato, universalizzato, localizzato, sovradimensionato, in così poco tempo e da così tanti ascoltatrori/oratori da rischiare la caduta nella più cupa, e verace, banalità.
Ebbene, cercando di fare un paragone con la nascita di altri nuovi canali di comunicazione, pensate se negli anni '70 una radio privata non facesse nient'altro che parlare del mondo delle radio private, oppure se pure le televisioni private ospitassero continuamente dibattiti sull'essenza e la ragione della televisione privata,
Datevi da fare, miei cari: trovate nuovi argomenti di discussione, a un certo punto il dibattito sul mondo dei blog, che è già vecchio, diventerà pure stantio.
I blogger autoreferenziali hanno l'obiettivo di instaurare un Nuovo Mondo, come quello descritto da Aldous Huxley, attraverso la ripetizione senza soluzione di continuità degli "N truismi del blog", che mi rifiuto di declamare in questa sede, e che, in quanto truismi, non prevedono confronto, ma consenso.
Ok, abbiamo capito che il blog è uno strumento unico, costruttivo, non indispensabile, eclettico, libero, democratico, a volte demagogico, persuasivo, stimolante, e soprattutto siamo coscienti che in questa contingenza storica fa molto clamore (o hype, come si doverbbe dire).
Ma ora basta.
Espandete il vostro territorio, non considerate i confini come invalicabili.
E soprattutto non siate sempre d'accordo con voi stessi.

[tendenze] I risultati di Google via SMS

Leggo da ICTBlog che Google ha lanciato un estensione per FireFox (già, solo per lui) che permette di inviare SMS contenenti i risultati delle proprie ricerche, ovvero, è possibile inviare solo del testo selezionato all'interno di una pagina di risultati di Google visualizzata in FireFox.
Per il momento è disponibile solo per gli USA: c'è da sperare che la sperimentazione vada bene e che i provider di telefonia italiani non siano troppo esosi con Google.
Si può anche proporre che il costo (esiguo) del messaggio SMS venga addebitato al destinatario...

2.12.05

FightAIDS@Home


Non sempre leggere altri blog, oltre a conneXioni, è una perdita di tempo: da Pandemia apprendo il titolo del nuovo progetto del World Community Grid: Combatti l'AIDS da casa, donando tempo inutilizzato della tua CPU a una giusta causa.

Nel 2004 erano 40 milioni le persone affette dal virus HIV e attualmente non ci sono cure definitive ma solo alcuni trattamenti con farmaci.

Il laboratorio del Prof. Arthur J. Olson's presso il The Scripps Research Institute (TSRI) sta studiando nuovi farmaci utilizzando tecnologie informatiche per cercare di formulare un inibitore di proteasi, enzimi responsabili della maturazione del virus (per chi non lo sapesse ancora, le proteasi sono enzimi che catalizano l' idrolisi di legami peptidici e gli inibitori delle proteasi sono una delle tre Classi di farmaci anti HIV oggi disponibili).

Se desiderate saperne di più e partecipare al progetto facendo il modo che il vostro PC lavori anche quando non è impegnato nelle vostre consuete attività, collegatevi al World Community Grid, scaricate il programma e lanciatelo.

[sicurezza] Un antivirus virale

Quanto ho appena appreso da NewScientist vale un articolo scritto alla 1:30: in Israele si sta studiando una cura antivirus che si diffonde viralmente attraverso Internet.
Gli anti-virus convenzionali utilizano le "signature" dei virus, che vengono individuate da equipe di tecnici che in seguito ne preparano la cura: il tempo speso in questa attività di individuazione sommato al tempo di latenza per la distribuzione e l'aggiornamento dei file parametri dei programmi antivirus consente una propagazione veloce con conseguenti danni considerevoli.
Alcuni ricercatori della Tel-Aviv University hanno però sviluppato un sistema artificiale di immunizzazione che analizza un virus e ne prepara la fix velocemente.
La SWAT dei virus dovrebbe essere distribuita su una rete di honeypot sparsi su Internet e dedicati esclusivamente al compito di attrarre virus, analizzarli automaticamente e distribuire contromisure.
Per il momento, l'articolo tratta solo del modello matematico (qui trovate lo scritto originale di Shir) senza menzionare implementazione alcuna, ma l'equipe di ricercatori sta programmando un primo esperimento contando anche sul finanziamento di qualche azienda interessata.
Si tratterebbe di uno spostamento di paradigma (paradigm shift), ovvero da una strategia statica a una dinamica, distribuita e adattiva, dove non è solo importante la sopravvivenza di un nodo della rete, ma dell'intera rete stessa.

1.12.05

L'Open Source può provocare la sindrome di Ulisse [marketing, non c'è dubbio]

Nell’ambito della mia personale campagna sull’uso di una maggior semplicità come paradigma per la diffusione di un qualsiasi oggetto, parlerò oggi di una pratica (che quasi assurge a livello di metodologia) molto diffusa nel mondo dell’open source.

Comincerò con alcune domande per i lettori che hanno avuto a che fare, come utilizzatori o amministratori, con qualche pacchetto software aperto: quante volte vi è capitato di incagliarvi durante la procedura di installazione o di amministrazione?
Come definireste la qualità e l’aggiornamento della documentazione?
Avete trovato soddisfacenti i metodi per la richiesta di ulteriori informazioni e di aiuto?
Se avete risposto “mai”, “ottima”, e “assolutamente sì” siete voi stessi degli sviluppatori OS, e quindi non vale.
Ebbene, ora non vi voglio tediare dicendo che io utilizzo software open source (o di pubblico dominio, come veniva definito una volta) dal 1990, quando ancora, su sistemi Unix, c’era la necessità di modificare il Makefile a manina e di adattare i path all’interno degli include nei sorgenti.
Una cosa, però, non è assolutamente cambiata nel corso degli anni: l’assoluta povertà di documentazione e di troubleshooting che accompagna qualsiasi rilascio. O quasi.
Ai tempi, quando si scaricava solo mediante l’FTP e l’unico modo per entrare in contatto con i propri simili erano le liste di discussione e risolvere un problema era soprattutto una questione di tempo: le fonti informative erano limitatissime, e, nel giro di qualche giorno, o settimana, si poteva avere la risposta desiderata.
Ora, il troubleshooting è soprattutto una questione di organizzazione dell’informazione, che purtroppo è troppo spesso impostata sulla forma mentis dello sviluppatore; laddove scarseggia la documentazione, ci si può riferire alla pletora di forum, newsgroups o di siti mantenuti con un CMS.
Basta (basta?) inserire in Google qualche parola chiave e si possono trovare decine di siti utili ai nostri scopi, ma… i siti sono tanti, le informazioni sono estremamente frammentarie e organizzate secondo schemi inusuali e poco user friendly, poco navigabili, scarsamente interpretabili, spesso mischiate a valanghe di commenti inutili.
Alla fine dei conti, anche ai giorni nostri si tratta sempre di una questione di tempo, ma, a differenza di 15 anni fa, le fonti informative sono innumerevoli e ogni volta che se ne analizza una e non si trova l’informazione richiesta, la frustrazione e l’aspettativa nella fonte successiva aumentano, tanto da far cadere il ricercatore nella sindrome di Ulisse, ovvero il pellegrinaggio da un sito all’altro in una continua ricerca (di sé stessi? della risposta definitiva? della domanda la cui risposta è 42?): quante volte infatti la stessa ricerca viene eseguita in tempi diversi e in modi diversi a scapito dell’economicità di gestione del proprio tempo?
Io credo fermamente nell’open source, e chi ci crede come me deve anche mettersi in testa che per portare avanti il vessillo del software libero e aperto, bisogna creare prodotti utilizzabili che si diffondano da soli, che facciano marketing attraverso la propria qualità.
La qualità si raggiunge con una buona dose di pazienza e di energia spesa ANCHE nello svolgimento di attività di corollario, come ad esempio la stesura della documentazione o l’approntamento di una base di conoscenza ben strutturata. E' più semplice per l'utilizzatore dievntare padrone dell'oggetto e sfruttaro al meglio.
Lo so che scrivere la documentazione è stato sempre il tallone di Achille di ogni buon sviluppatore che si voglia definire tale, ma credere e perseguire un obiettivo richiede pazienza e molta focalizzazione, nonché l’ascolto continuo di chi utilizza o desidera provare il prodotto.