1.4.08

Siti aziendali: il 90% è vulnerabile

Da una recente ricerca emerge come il 90% dei siti aziendali presentino rilevanti vulnerabilità, una realtà da non sottovalutare, soprattutto nelle piccole società

Da una ricerca condotta da Whitehat Security su oltre 600 siti web appartenenti a grandi e piccole società, emerge come 9 su 10 presentano gravi falle, in grado di permettere un attacco da parte di malintenzionati. Le vetrine aziendali sono quindi particolarmente vulnerabili alle intrusioni, veicolate tramite tecniche di cross-site scripting. Un fenomeno da non sottovalutare e da combattere con i mezzi più idonei.

Secondo Whitehat Security, il 70% dei siti web permetterebbe l'esecuzione di script arbitrari potenzialmente malevoli nel contesto di un dominio apparentemente fidato. Per quanto riguarda la tanto paventata Sql Injection, ovvero la possibilità di "iniettare" comandi Sql all'interno del codice HTML, secondo la società solamente il 5% delle pagine web esaminate presenterebbe tale vulnerabilità.

I problemi legati alla sicurezza derivanti dai cross-site scripting sono stati rilevati in passato anche in portali di società dal calibro di IBM e Google: «si tratta di un problema sottostimato», ha dichiarato il CTO di Whitehat Jeremiah Grossman, «e proprio per questo da tenere nella dovuta considerazione».

Oltre a tale tipologia di attacchi, è bene inoltre tenere in considerazione tutte le varianti, quali il cross-site request forgery, ovvero l'esecuzione di script arbitrati all'interno di domini apparentemente fidati, problematica con la quale si è dovuta scontrare anche Trend Micro, uno dei principali produttori mondiali di antivirus.

I siti web che presentano i problemi di sicurezza maggiori sono legati al mondo delle imprese assicurative, presentando nell'84% dei casi vulnerabilità anche gravi. Per quanto riguarda i portali che si occupano di informatica, ben il 72% di essi presenta bug in grado di minare seriamente la sicurezza dell'intera struttura.


Tratto da PMI.it

13.2.08

Autenticazione biometrica per le transazioni finanziarie: nuovo standard ISO

ISO ha appena pubblicato uno standard per aumentare la sicurezza delle transazioni finanziarie digitali.
Il nuovo standard, ISO 19092:2008, Financial services Biometrics Security framework, stabilisce le specifiche di sicurezza per l'implementazione e la gestione di tecnologie di identificazione biometrica allo stato dell'arte all'interno dell'industria finanziaria.

Lo sviluppo di tecnologie digitali ha portato a una proliferazione di transazioni elettroniche che hanno condotto una riduzione dei costi e a una grande efficienza: questi altissimi volumi espongono quindi la comunità finanziaria ai rischi di alterazioni accidentali o dolose, di alterazione o distruzione dei dati.
La necessità di un metodo di autenticazione più robusto ha portato i ricercatori a rivolgersi alla biometria, considerata sempre più un affidabile metodo di identificazione: utilizzando le impronte digitali, l'identificazione della voce, lo scan della retina o del viso, la biometria ha vantaggi come la convenienza e la facilità d'uso, la sicurezza e la non invasività.

Il nuovo standard ISO 19092:2008 descrive il framework di sicurezza per l'utilizzo della biometria nell'autenticazione all'interno dei servizi finanziari.

Per chi volesse saperne di più: http://www.iso.org/iso/catalogue_detail?csnumber=50145

4.2.08

Analizzare "virtualmente" l'impatto dei cambiamenti nelle IT operation

La maggior parte dei problemi che incontriamo nelle IT operation sono spesso conseguenza di un cambiamento dell'ambiente di produzione.
Ogni cambiamento introduce un rischio nella normale operatività, e, come molti di noi hanno sperimentato, non è scevro da problemi.
Ogni organizzazione IT, che sia di un'azienda o di un'istituzione, di un ente accademico o di una banca, ha le sue peculiarità, in termini operativi, ma anche in termini organizzativi.
Esistono certo le prassi del change management, ma la contestualizzazione in un ambiente operativo di produzione, che, nella maggior parte dei casi, è difforme dall'ambiente di test, è estremamente ardua.
Mantenere un ambiente di test sincronizzato con quello di produzione comporta dispendio di tempo e risorse, e quindi il rigore non è la prassi.
StackSafe, un'azienda americana ha meditato su queste problematiche e ha progettato un test center che permette di costruire ambienti di test dove importare "interamente" gli ambienti di produzione in una sandbox, in cui sarà possibile effettuare qualsiasi tipo di prova.
Il termine "interamente" virgolettato è d'uopo, poiché credo difficilmente proponibile una replica tout-court dell'ambiente di produzione per molte realtà, ovvero, ci si può tendere per approssimazioni successive.
ma l'idea è assolutamente innovativa e degna di nota.
Basandosi su Xen Hypervisor, StackSafe è in grado di creare ambienti virtuali ospitati per ora su Linux, ed entro la metà di febbraio anche su Windows 2003.
Pensate: potreste avere una "vera" replica dell'ambiente di produzione - una vera chimera per ogni responsabile delle IT operations - e sottoporlo a test funzionali, stress test, mitigare finalmente il rischio.
Sarà più semplice condurre analisi dell'impatto dei cambiamenti, analisi "What-if", valutazione dei problemi e dei guasti, test di integrazione di nuove componenti del sistema.
Una panacea per molti grattacapi, e un metodo per ridurre i rischi, tenendo però ben presente importanti istanze quali:
- l'impossibilità di creare ambienti di test in tutto e per tutto uguali agli ambienti di produzione;
- il confronto tra il costo dell'utilizzo della sandbox di Stacksafe e l'attuale costo dell'operatività di un ambiente di test. In entrambi i costi è necessario includere il costo dei rischi correlati - la parte più ardua da calcolare, naturalmente, ma che è imprescindibile da questa valutazione - che saranno ovviamente diversi e auspicabilmente inferiori nel caso di Stacksafe.

1.2.08

Violazioni alla sicurezza nelle banche: news

Non si è ancora sopito il clamore intorno alla frode che ha colpito Societe Generale, che altre due banche, in due diverse parti del globo, annunciano di aver subito violazioni alla propria sicurezza.

L'AP ci comunica che in Svezia, una gang di cybercriminali, aveva installato un particolare congegno sotto la scrivania di un impiegato: tale congegno permetteva di collegarsi remotamente al computer del dipendente, prendendone possesso e permettendo il trasferimento di denaro. L'attività è comunque stata bloccata in extremis dal dipendente stesso che ha scoperto il marchingegno dopo aver notato che il suo PC godeva di vita propria e cercava di effettuare un trasferimento di denaro.

BreachBlog afferma che negli States,a Forth Worth, Texas, OmniAmerican Bank ha annunciato di aver fermato una gang internazionale di hacker che avevano violato il sistema di e-banking e prelevato denaro dei clienti da numerosi sportelli Bancomat (o ATM) nell'Europa dell'Est, nel Regno Unito, in canada e a New York

29.1.08

Societe Generale: scarsa sensibilità alla sicurezza e controlli inefficaci

Davvero l'affaire Societe Generale sta assurgendo a parabola su come vengono spesso gestiti i controlli e la sicurezza all'interno delle banche.
Ebbene, come ben spiega il blog Duo&Co nei suoi articoli scritti da un ex-SG (il primo e il secondo) tutto cominciò quando Jérôme Kerviel venne assunto in Societe Generale nel 2000 all'interno del middle- e del back-office della banca.
Fino al 2005 si occupa di controllo dei rischi e dell’autorizzazione delle operazioni, guadagnandosi la fiducia dei colleghi.
Passa poi a occuparsi di arbitraggio sui derivati, ovvero, quell’attività che prevede di prendere posizioni sui mercati contemporaneamente sia puntando a un rialzo, sia a un ribasso, e cercando di guadagnare sul margine tra le due posizioni.
Ma Kerviel è fermamente convinto che i mercati saliranno, e quindi, al riparo del suo angolino, acquisisce posizioni al rialzo sugli indici Eurosoxx, Dax e Ftse, posizioni, quindi, unicamente in un senso, e non in due, come invece richiede la prassi.
Parallelemente però, allo scopo di salvaguardare la sua posizione - a tutti gli effetti speculativa - è necessario costruire una posizione inversa – e quindi fittizia – nei sistemi della banca, mostrando così che le operazioni del trader non sono a rischio.
E qui gli viene in aiuto la sua esperienza passata nel middle-office.
In ogni azienda ci sono settori dove, per ragioni di tempestività nelle operazioni, un dipendente lasci ai colleghi di fiducia l’accesso a un suo account con determinati privilegi, ad esempio, con la possibilità di autorizzare determinate operazioni (in realtà questo accade un po' in tutti gli ambiti di tutte le aziende, purtroppo...)
Normalmente, quando il collega effettua determinate operazioni in vece del titolare dell’account, lo informa dell’attività.
Il sistema interno del dipartimento che si occupa del trading dei derivati in Societe Generale si chiama Eliot: si tratta di un sistema estremamente sensibile e controllato da diverse entità di back- e middle-office.
Purtroppo, però, l'accesso è regolamentato solo da username e password: nessun criterio di autenticazione a due fattori (implementando, ad esempio, smartcard, token USB, impronta digitale, suono della voce, visura retinale, odore del testosterone, ecc).
Jerome Kerviel è cresciuto là dentro, per cui, grazie ai precedenti rapporti con i colleghi, ha accessi con privilegi che gli consentono di scavalcare il perimetro tra le aree definito da quell'approccio chiamato separazione dei ruoli (o in inglese, la segregation of duties), uno dei pilastri fondamentali di ogni metodologia di gestione del rischio.
La segregation of duties è una caratteristica delle organizzazioni che conducono attività con un rischio annesso e, in parole povere, prevede che chi esegue un'attività rischiosa sia un’entità diversa da chi la autorizza.
Nel nostro caso specifico, chi esegue l’attività, indipendentemente da quale essa sia, è il trader Kerviel. Chi la autorizza, dovrebbe essere il collega dei middle-office, che, ricevuta la segnalazione dell’attività - ovvero di una transazione in un solo senso, anziché di due transazioni di senso diverso - intraprende le opportune azioni di verifica.
In realtà, era lo stesso Kerviel che, con user e password del collega, autorizzava ogni movimento non caratterizzato da un movimento di copertura dei rischi.
SG acquista quindi dei contratti forward – simile al contratto future, ma trattato tra banche, anziché sui mercati - su Eurostoxx, Dax e Ftse
Arriva quindi la settimana critica in cui, dal 15 al 18 gennaio, i mercati finanziari subiscono ribassi pesantissimi, per cui le posizioni lunghe, cioè che puntano al rialzo, assunte da Kerviel gli provocano ingenti perdite.
Il 18 gennaio, un nuovo sistema di controllo, individua un movimento sospetto nei confronti di una controparte tedesca.
Il resto è storia recente...

Societe Generale, la banca che negli ultimi anni ha decretato la propria leadership proprio nel mercato dei derivati, si rivela ora un gigante dai piedi d’argilla.
Come può essere successo che un solo uomo potesse costituire una tale concentrazione di privilegi?
Contrariamente a quanto affermato nella prima ora, Kerviel non ha straordinarie capacità informatiche, ma piuttosto conosce molto bene il sistema autorizzativo delle transazioni e, terribile a dirsi, conosce le password di accesso a tale sistema.

Cosa manca quindi in SG?
Pochi, semplici elementi.
Innanzitutto manca una cultura della sicurezza, che, introdotta a tutti i livelli, conduca i dipendenti a comprendere che dare la propria password a un collega comporta dei rischi per l’azienda e per sé, e conduca gli amministratori dei sistemi informativi a costringere i dipendenti a cambiare password periodicamente, in modo che se malauguratamente capitasse che un dipendente dia una sua password a un collega, dopo un certo periodo tale password possa essere resa inutilizzabile.
Secondo elemento: l'implementazione delle prassi di sicurezza in specifiche procedure interne. Questo elemento è il più semplice da attuare e di certo sarà già presente in Societe Generale. Ma purtroppo emanare leggi senza avere un controllo efficiente non serve a nulla.
E quindi arriviamo al terzo elemento (peraltro, forse già introdotto recentemente e grazie al quale si è avuta segnalazione delle speculazioni selvagge di Kerviel): un sistema di segnalazione di posizioni non adeguate alle policy aziendali, ovvero non compliant, che non invii segnalazioni soltanto al personale di middle-office, ma che collezioni i dati per darli in pasto a controlli incrociati, sia automatizzati, sia presentabili al back-office, sia a un’entità di controllo.
Infine l'elemento più tecnologico: un'autenticazione a due fattori, che permetta cioè di determinare l'identità di un'utente che accede al sistema non solo tramite la conoscenza di nome utente e password, ma anche con il possesso di strumenti come smartcard o token usb con certificati, o mediante una scansione dell'impronta digitale.
Costano poco, aiutano molto.