29.11.05

Appello urgente dell'AIIP, Associazione Italiana Internet Providers

Ho ricevuto oggi questo appello da parte dell'AIIP, ovvero l'Associazione Italiana Internet Providers, e condividendone gli scopi, lo pubblico per i lettori di conneXioni.


APPELLO URGENTE DELL'AIIP,
ASSOCIAZIONE ITALIANA INTERNET PROVIDERs

AIIP è una associazione che raggruppa operatori che complessivamente detengono la maggioranza del mercato della larga banda non detenuto dall'operatore ex monopolista, realizzano un fatturato di circa 1,9 miliardi di euro e negli ultimi 5 anni hanno effettuato investimenti per più di 1,3 miliardi di euro.

AIIP ha acquistato a proprie spese uno spazio pubblicitario sul Messaggero di domani per pubblicare un appello urgente, riportato di seguito, che è già stato consegnato all'Autorità Garante Della Concorrenza e del Mercato e all'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (AGCOM), la quale è a poche ore dall'approvazione del provvedimento che regolerà per i prossimi 18 mesi la larga banda.

AIIP teme che il regime di monopolio, eliminato dalla telefonia, riprenda forma in quello della banda larga e per questo ritiene essenziale che il provvedimento da approvare raccolga le osservazioni svolte dai concorrenti di Telecom Italia nella consultazione pubblica e sia conforme allo spirito delle Direttive Comunitarie e agli auspici del Presidente dell'AGCOM.

Se ritieni rilevante l'azione AIIP:

* Inoltra questa email oggi stesso al maggior numero di tuoi conoscenti e
* Firma una “petizione elettronica” inviando una mail, anche senza testo, a lettera.aperta@aiip.messagenet.it.

* L'invio della mail per firmare la “petizione elettronica” varrà come consenso per trattare i dati personali. I dati così raccolti saranno trattati da Messagenet srl, solo ed esclusivamente allo scopo di promuovere l'azione AIIP ed in conformità con la legge, ai sensi dell'articolo 13 del d.lgs 196/2003.

L'informativa completa relativa al trattamento dei dati di chi firma la petizione elettronica è reperibile al seguente indirizzo internet:

http://www.messagenet.it/legal/informativa_appello_aiip.html


I PROVIDER ITALIANI RAPPRESENTATI DA AIIP VOGLIONO OPERARE IN UN REGIME DI VERA CONCORRENZA, AFFINCHE' TUTTI GLI ITALIANI POSSANO SCEGLIERE LIBERAMENTE I FORNITORI DI ACCESSI E DI SERVIZI A BANDA LARGA.

APPELLO URGENTE DELL'AIIP,

ASSOCIAZIONE ITALIANA INTERNET PROVIDERs A:

AUTORITA' PER LE GARANZIE NELLE COMUNICAZIONI (AGCOM)

Ill.mo Prof. Corrado CALABRO', Presidente AGCOM - Egregi Commissari AGCOM, Membri della Commissione per le infrastrutture e le reti: Prof. Stefano CANNONI, Cons. Nicola D'ANGELO, Sen. Roberto NAPOLI, On. Enzo SAVARESE

AUTORITA' GARANTE DELLA CONCORRENZA E DEL MERCATO (AGCM)

Ill.mo Prof. Antonio CATRICALA', Presidente AGCM

AIIP rappresenta 45 operatori di telecomunicazioni che collettivamente hanno la maggioranza del mercato della larga banda non detenuto dall'operatore ex monopolista legale, realizzando un fatturato di circa 1,9 miliardi di euro e che negli ultimi 5 anni hanno effettuato investimenti per più di 1,3 miliardi di euro.

AIIP lancia ai commissari AGCOM questo appello urgente per chiedere che il provvedimento in fase di approvazione, che governerà per i prossimi 18 mesi il mercato Italiano della larga banda all'ingrosso tenga conto delle istanze sotto rappresentate.

Secondo gli ultimi dati resi disponibili da AGCOM, nel primo semestre 2003 Telecom Italia controllava il 98,3% del mercato all'ingrosso delle connessioni a banda larga su DSL. Tale potere di mercato è facilmente trasferibile anche sui mercati “a valle” dei servizi alla clientela finale basati sull'accesso DSL all'ingrosso, primo fra tutti quello dell'accesso a Internet ADSL, dove Telecom Italia detiene l' 85,9% e, quindi, su ulteriori mercati quali la VOIP (telefonia via Internet), la videoconferenza e la televisione via rete fissa. Tuttavia, in Italia la larga banda non è ancora disponibile in moltissime località e, dove è disponibile, è più lenta e più cara che in altri paesi europei dove la stessa Telecom Italia opera, con il risultato che nel nostro paese la penetrazione è al di sotto della media europea (8,1 accessi in banda larga ogni 100 abitanti al 31 dicembre 2004) e solo al 25° posto nel mondo (Information Economy Report 2005 dell'ONU).

AIIP concorda con l'affermazione del presidente AGCOM apparsa sul Sole 24 Ore il 18 novembre scorso: “dico che lavoriamo per un settore da cui dipende buona parte del destino economico del paese e che la nostra funzione di regolamentazione ex-ante resta essenziale” e apprende con piacere che il provvedimento dovrebbe portare le offerte all'ingrosso di Telecom Italia a un prezzo orientato ai costi (cost-plus) superando il precedente regime di retail-minus (il prezzo ai concorrenti è quello ai clienti finali, dedotti i costi evitabili, lasciando così a Telecom i profitti monopolistici sui servizi wholesale).

AIIP teme che il regime di monopolio, eliminato dalla telefonia, riprenda forma in quello della banda larga e per questo ritiene essenziale che il provvedimento da approvare raccolga le osservazioni svolte dai concorrenti di Telecom Italia nella consultazione pubblica e sia conforme allo spirito delle Direttive Comunitarie e agli auspici del Presidente dell'AGCOM.

IN PARTICOLARE AIIP CHIEDE:

CHE SIA IMPOSTA A TELECOM ITALIA, CON EFFETTO IMMEDIATO, UN'OFFERTA DI SERVIZI BITSTREAM A CONDIZIONI ECONOMICHE ORIENTATE AI COSTI, CALCOLATI SULLA BASE DEGLI ELEMENTI GIA' APPROVATI DALL'AUTORITA' STESSA NELL'OFFERTA DI INTERCONNESSIONE DI RIFERIMENTO 2005.

L'attuale proposta AGCOM richiede la redazione di una apposita contabilità separata di Telecom Italia, ma non prevede tempi certi, pertanto rischia di protrarre indefinitamente una situazione contraria agli interessi del mercato e degli utenti (basti pensare che “la prima gara per sostituire Kpmg, giunta a fine mandato, è andata deserta; solo dopo un anno è arrivato il sostituto e così l'ultimo bilancio regolatorio pubblicato risale al 2001” - Massimo Mucchetti, Corriere della Sera del 26 Novembre 2005). Se i prezzi all'ingrosso del Bitstream verranno allineati rapidamente al costo, gli investimenti degli operatori alternativi potranno confluire in quelle zone dove la banda larga non arriva, in luogo di concentrarsi esclusivamente nelle aree più redditizie, duplicando reti in zone già coperte.

CHE ANCHE PER LE LINEE ADSL SENZA ABBONAMENTO AL SERVIZIO TELEFONICO, GLI OPERATORI NON DEBBANO CORRISPONDERE CONDIZIONI ECONOMICHE RETAIL- MINUS MA COST-PLUS

La mancata applicazione del cost-plus alle ADSL senza fonia ucciderebbe sul nascere le offerte degli operatori che offrono servizi voce in IP su ADSL, che verrebbero gravati dal “balzello” di un canone aggiuntivo, distaccato dai relativi costi, per le linee Adsl senza fonia. Prima dell'insediamento degli attuali Commissari, Telecom Italia aveva già tentato di imporre simili condizioni, ritenute in violazione della Delibera 217/00/CONS e dei contratti wholesale in vigore con gli operatori concorrenti, salvo poi rinunciare a quello che, all'epoca, AIIP defini un "balzello non dovuto".

CHE IL PROVVEDIMENTO FINALE SANCISCA IN MODO INEQUIVOCABILE IL POTERE/DOVERE DI AGCOM DI REGOLAMENTARE EX-ANTE L'INTERO SETTORE A BANDA LARGA, PREVEDENDO ESPRESSAMENTE L'OBBLIGO DI TELECOM ITALIA A PRESENTARE AD AGCOM LE NUOVE OFFERTE AL PUBBLICO CON 30-90 gg DI ANTICIPO RISPETTO ALLA COMMERCIALIZZAZIONE

L'obiettivo è di evitare che Telecom Italia possa ritenersi libera di commercializzare offerte a larga banda alla clientela finale senza fornire preventivamente i necessari dati tecnici ed economici ad AGCOM, In mancanza di tale misura AGCOM altrimenti potrebbe intervenire - in caso di offerta anticompetitiva - solo a vendite già avviate, abdicando, di fatto, ed in contrasto con gli auspici del suo presidente, al proprio ruolo regolatorio.

CHE, INDIPENDENTEMENTE DAL PROVVEDIMENTO IN FASE DI APPROVAZIONE, AGCOM e AGCM IMPONGANO A TELECOM ITALIA DI RISPETTARE IMMEDIATAMENTE GLI IMPEGNI ASSUNTI NEL PROCEDIMENTO ANTITRUST A351 ("GARA CONSIP")

Telecom è stata condannata per pratiche anticompetitive 9 volte nell'ultimo decennio dalla sola Autorità Antitrust, senza contare i provvedimenti della giustizia ordinaria. Come misura pro-competitiva nel corso di un recente procedimento antitrust, precedente all'insediamento degli attuali Commmissari dell'AGCom, Telecom Italia si è impegnata a realizzare entro il 31/12/2004 una offerta di banda larga per operatori alternativa all'offerta all'ingrosso esistente, chiamata "biststream", a condizioni cost plus.

Questo impegno, peraltro già assunto da Telecom Italia anche nel corso di un precedente caso antitrust, a distanza di quasi un anno, non è stato rispettato. AIIP ha già depositato in AGCOM i dati necessari per formulare una prima offerta in tal senso il 4 gennaio 2005, (vedi www.aiip.it) e chiede che i nuovi prezzi siano applicati retroattivamente al 31/12/2004.

AIIP - ASSOCIAZIONE ITALIANA INTERNET PROVIDERs

27.11.05

[marketing] Email Power e la padronanza della scrittura

Da una mailing list a cui sono iscritto, vengo a conoscenza che il 13 dicembre prossimo venturo è programmato un evento dedicato alle nuove frontiere dell’utilizzo dell’e-mail come strumento di marketing.
Decido quindi di iscrivermi, sebbene, molto presuntuosamente (come è mio solito) non confidi molto sul fatto che mi dirà molto di più di ciò che già so o che già è disponibile nella letteratura o nelle best practices del settore. Ma si sa, seminari e convegni offrono la possibilità di concentrare in poco tempo informazioni il cui reperimento ne richiederebbe molto di più, quindi perchè non razionalizzare?
Ebbene, compilo il modulo d’iscrizione e mi viene comunicato che riceverò una richiesta di convalida nella mia casella di posta elettronica.
Decido di ingannare l’attesa dedicandomi ad attività professionali delle più disparate, ovverosia quelle che presiedono al mio sostentamento.
Ogni tanto controllo le mie caselle di e-mail: vedo messaggi di ogni tipo, spam, di amici, di conoscenti, persino di lavoro! Mi ricordo pure che attendevo il messaggio di convalida, ma non vedo nulla che lo identifichi.
Riprendo quindi le mie attività, più o meno urgenti, e, al termine della giornata dedico un po’ di spazio ad esaminare le email arretrate.
Dopo un po’ arrivo a leggerne una dal titolo “Richiesta da confermare – Importante”, pensando che sia il solito esempio di Phishing. Mi dico quindi: vediamo che cosa si sono inventati oggi questi geni della truffa online.
Il sender è broadband@gowireless.it, e non mi ricorda né mi suggerisce alcunché.
La mail appare qui sotto:

Orbene, guardando il contenuto, alla prima occhiata si capisce che non è di phishing che si parla, ma della richiesta di conferma che attendevo.
Ma cosa c’è che non va?
Noterete anche voi che ci sono una grande quantità di "falle" in questo messaggio e, se pensate che riguarda proprio un evento il cui slogan è "La comunicazione via email sta soppiantando quella tradizionale via posta e via fax. Il dialogo diretto e immediato con i propri clienti - utenti finali, aziende, soci, cittadini o potenziali elettori - è sempre più centrale per qualsiasi tipo d’azienda, associazione, editore, ente o istituzione", la situazione è quantomeno paradossale.
Vediamo quindi di esaminare alcuni punti fondamentali di come invece dovrebbero andare le cose:

  • partiamo dall'oggetto: ho già osservato che leggendolo ho pensato a un tentativo di phishing. Oggetti di questo genere sono scritti proprio per attirare l’attenzione, e di solito riportano termini come “Importante” o, appunto, “Urgente”, abbinati a inviti a fare una certa attività da parte del destinatario. Meglio sarebbe stato un oggetto del tipo “Richiesta di conferma all’evento EmailPower” oppure “Conferma la tua iscrizione al convegno EmailPower”
  • il mittente: broadband@gowireless.it chi è mai? Io non so chi abbia organizzato l’evento e non mi interessa (in realtà mi interessa, ma non tutti devono per forza conoscere questa informazione). Quindi, ciò che non funziona è l’abbinamento mittente-soggetto: se almeno uno dei due avesse il potere di richiamare l’attenzione del destinatario con un collegamento alle attività che ha svolto, l’email sarebbe di certo meglio notata. Dal momento che esiste emailpower.it, con almeno una casella di posta abbinata (info@emailpower.it) perchè non utilizzarlo? Un mittente del tipo conferma@emailpower.it o simili, avrebbe funzionato molto bene, anche abbinato a un soggetto sibillino;
  • Il contenuto della email: terribile, con quell’URL assurdo proprio in mezzo. Ma non sanno, costoro, che è buona creanza non mostrare questi URL straordinariamente lunghi e incomprensibili ai più?
  • E poi la frase: Per convalidare la sua richiesta… Quale richiesta? È opportuno fare un piccolo riassunto di quello che ho fatto, io, manager dai mille impegni. Mica mi posso ricordare tutto. Scrivete qualcosa del tipo “abbiamo ricevuto la sua richiesta di informazioni sul convegno Email Power…”
  • Un po’ di cortesia in più non guasta mai. Il bon ton dell’email prevede che si scriva qualcosa del tipo “Gentile Dott. Bonacina, la ringraziamo per aver richiesto maggiori informazioni sul convegno Email Power che si terrà il 13 dicembre p.v. La invitiamo pertanto a confermare la sua iscrizione cliccando su questo link. Per ogni eventuale informazione la invitiamo cortesemente a scriverci all’indirizzo info@vattelapesca.it Firma e ossequi”

Ce ne sarebbero alcuni altri, ma fanno parte del servizio di consulenza che Email Power gentilmente mi accorderà :)

Aggiornamento del 29 novembre 2005: dopo aver scritto a info@emailpower.it ricevo risposta contenente scuse e impegno di adeguamento del contenuto della email, atteggiamento che sottointende un impegno che mi sembra concreto.

25.11.05

[contromarketing] Chi userà il laptop da 100 $ del MIT, ovvero, critica della ragion tecnologica


Non certo Nicholas Negroponte, il padre-padrone del MIT Media Lab, il laboratorio di Boston che ha studiato e realizzato il PC portatile da 100 $ dedicato ai paesi in via di sviluppo e ne sta facendo una gran campagna di marketing, di cui una delle ultime presentazione era al World Summit on the Information Society, con Kofi Annan.
Ebbene, dopo un primo entusiasmo sviluppatosi dalla prospettiva di colmare l’ormai famoso digital divide (termine coniato dopo la nascita di Internet dai soliti visionari americo-centrici: identifica la distanza della tecnologia utilizzata dai paesi del primo mondo e quelli del terzo mondo), il sottoscritto ha analizzato l’ambito di applicazione del laptop e ha considerato che i problemi sostanziali dei paesi in via di sviluppo non sono certo risolvibili con un balzo verso la tecnologia, lasciando irrisolte questioni più fondamentali, come i basilari accessi al cibo, all’acqua, all’elettricità, alla partecipazione democratica alla vita politica, all’assistenza sanitaria, a un’abitazione che si possa definire tale.
Esistono quindi dei divide preesistenti a quello digitale che non sono stati ancora rimossi.
Forse non in tutti i paesi in via di sviluppo, ma nella maggior parte di essi.
Qualcuno, come dice bene Massimo Mantellini su Punto Informatico, ha definito il laptop come una forma di VaporWare, ovvero un’inutile e inconsistente strumento con cui il MIT, e Negroponte, riconfermano alle Nazioni Unite la solita visione americana su democratizzazione e sviluppo che passano attraverso la rete e la tecnologia.
Ma perché mai un governo povero, o abbastanza povero, dovrebbe spendere milioni di dollari per fornire un computer ai suoi studenti? Forse perché “I laptop sono sia una finestra che uno strumento: una finestra verso il mondo e uno strumento con cui pensare. Sono un fantastico modo che i bambini hanno per “imparare a imparare” attraverso l’interazione e l’esplorazione indipendenti” (Estratto dalle FAQ).
E qui il progetto definisce il suo limite primo: fornire uno strumento, laddove i bambini hanno bisogno di una possibilità di esplorare e sviluppare il proprio potenziale attraverso un’educazione scolastica completa e integrata.
E mi meraviglia che un’istituzione internazionale come l’ONU gli possa dare il minimo credito: uno dei punti chiave che i paesi in via di sviluppo devono coprire è il piano strategico per lo sviluppo delle soluzioni ai propri problemi. Fare evolvere l’educazione significa mettere a disposizione piani formativi, infrastrutture (anche una lavagna con qualche tavolino a cielo aperto), insegnanti, ovvero, una strutturazione che trascende il mero strumento.
Invece, il progetto One Laptop Per Child, inizia proprio dallo strumento, e qui il paragone con quelle realtà aziendali, che comprano un’applicazione e non sono poi in grado di integrarla e incastonarla nella strategia aziendale, è troppo facile.
Noi del MIT vi diamo lo strumento: ora, voi dei paesi in via di sviluppo, cercate di adeguarvi.
E soprattutto considerate che non vi vogliamo colonizzare informativamente, non vogliamo imporre il modo di pensare occidentale (o meglio, americano) alla vostra educazione: poco importa al MIT, della coesione sociale, del quadro storico di riferimento di ogni realtà, dello sviluppo della conoscenza locale, della promozione dei linguaggi autoctoni e di altri fattori ancora. Se volete stare al mondo vi dovete dotare degli schemi di pensiero occidentali (perchè sono quelli che il piccolo laptop implementa e comunica) e noi ve ne diamo il modo.
E tutto interamente a colori!
Ah, beata ingenuità americana.
La mia speranza è che i governi dei paesi in via di sviluppo non decidano di “investire” dei capitali in questo progetto in quanto capitali che verrebbero tolti ad altri progetti (mi auguro più remunerativi, in termini di sviluppo), e risorse che potrebbero non essere più disponibili per altre attività.
I problemi si risolvono con delle precise strategie di sviluppo, non certo assecondando l’ego dei digerati illuminati.

24.11.05

[marketing/CRM] Chi deve essere il responsabile del CRM?

Nelle varie realtà aziendali che ho avuto modo di conoscere nel corso degi anni, spesso si presentava la vexata quaestio di quale ufficio dovesse avere la responsabilità del CRM.
Ho quindi identificato un punto che diventa fondamentale nel processo di gestione di questa attività: deve essere individuata una chiara proprietà degli elementi chiave del progetto. L’assegnazione degli ambiti può decretare il successo o il fallimento dello sviluppo di un CRM.
Se l’IT conduce l’iniziativa ma non ha degli sponsor forti, c’è il rischio che le decisioni sugli investimenti non siano basate sul ROI ma su altri fattori, come ad esempio la sofisticazione tecnologica del software proposto o la velocità di integrazione.
Se, al contratio, il progetto è condotto senza il coinvolgimento dell’IT, possono venir scelti strumenti software basandosi unicamente su considerazioni in merito alle funzionalità e senza considerare l’impatto dell’integrazione all’interno dei processi e delle infrastrutture tecnologiche.
In più, la coordinazione degli stakeholder delle aree marketing, vendite e customer service puà complicare ulteriormente il compito di fornire un’adeguata customer experience utilizzando tecnologie CRM.
La condizione ideale è che sia l’IT sia le funzioni di business siano responsabili di una parte del CRM: una guida dal marketing, dalle vendite e dal customer service (o meglio, da un dipartimento dedicato al CRM) deve unirsi alla controparte IT per condurre il processo e bilanciare le sfide associate. Questo assicurerà che tutte le prospettive siano rappresentate e accolte dagli utilizzatori all’interno dell’organizzazione.
In particolare, sulla scorta delle esperienze di lavoro, ho individuato delle linee guida che assicurano un maggiore successo:

  • creando una funzione aziendale dedicata al CRM e composta da persone proevnienti dal marketing, dalle vendite e dal customer service, è possibile coordinare la scelta delle funzionalità in modo organico per poi presentare le specifiche al gruppo IT per l’implementazione; nel caso questo non si realizzi, può essere possibile definire un comitato guida (o uno steering committee) con un componente per ogni dipartimento;
  • un team di business, con il supporto del management, deve essere proprietario dei business case, dei processi e delle specifiche funzionali. Deve chiaramente essere una funzione di business a definire come l’azienda deve trarre il massimo valore da un progetto di CRM (che non deve derivare per forza da investimenti tecnologici, ma anche da cambiamenti nei processi e da altri fattori).
  • le specifiche di business devono essere dettagliate in modo da assicurare che l’IT conosca quali processi e funzionalità sono più critiche e quali risultino nel ROI più alto
    L’IT deve lavorare in stretta collaborazione con il management, le vendite, il marketing e il customer service. Una volta definiti i business case e le metriche per calcolare il ROI, il ruolo dell’IT diventa critico nell’identificazione dei dati e della tecnologia e nella loro integrazione. L’IT deve inoltre fornire gli input ai business case e aiutare gli altri attori del progetto a capire la componente “costi” del rapporto costi/benefici
  • nel caso sia necessario dotarsi di nuove tecnologie, l’IT dovrà valutarne l’impatto di integrazione nell’infrastruttura informativa corrente, nonché I costi di mantenimento e supporto.

Attraverso un adeguato sviluppo del CRM si possono fronteggiare le necessità legate alle crescenti e mutevoli richieste dei clienti e le difficoltà di adeguamento dei sistemi per anticiparne la crescita, e coniugarle con l’aumento dei prodotti o dei servizi, nonché della clientela stessa. Questi devono essere gli imperativi che guidano il processo e solo con i vari dipartimenti che operano in concerto tra loro sarà possibile raggiungere un traguardo di successo.

18.11.05

[CRM] salesforce.com: non è tutto oro quel che luccica

Questa volta Bob Thompson, il fondatore del portale CRMGuru.com, ci è andato proprio sul pesante: ha analizzato il servizio di salesforce.com, lo ha rivoltato come un guanto e ne è uscito con un'analisi puntuale da provocare un bel po' di scompiglio.
Il servizio che l'azienda americana definisce "CRM in outsourcing" si sta diffondendo anche in Italia: leggete l'articolo e scoprirete cosa c'è al di là delle promesse.
Per i più pigri: mi riprometto di proporvi un sunto dei contenuti nei prossimi giorni.

17.11.05

[tecnica] Le sitemap di Google, ovvero la visione Google-centrica del sito

Come non adorare quell’azienda californiana che quasi ogni giorno (secondo una strategia di cui parlai in un precedente articolo) tira fuori dal cappello una novità che o stupisce per l’approccio innovativo oppure diventa poi uno strumento indispensabile, quasi un diritto costituito di cui non si può più fare a meno.
Ebbene, in questi giorni Google ci ha sciorinato le Analisi statistiche gratuite del proprio sito (già provate), gli "annunci economici e molto di più" con Google Base (non ancora testato), e, infine, la Google Sitemap, ovvero l’esame del proprio sito da un punto di vista Google-centrico.
Vorrei qui parlarvi di quest'ultimo servizio, poiché dei primi due argomenti sentirete parlare a iosa a destra e a manca (con questo non intendo dire che non ne parlerò anche io, ma vorrei privilegiare per il momento un argomento contornato da meno clamore).
Si tratta di uno strumento che aiuterà i webmasters nell’individuazione di:
  • query su Google che producono nei risultati il sito esaminato,
  • query che hanno generato più clickthrough,
  • pagine individuate con successo, bloccate dallo standard per l’esclusione dei robot, pagine che generano errori o non raggiungibili
  • distribuzione del pagerank all’interno del proprio sito
  • diverse statistiche di indicizzazione

Altra cosa molto interessante: Google si è inventata uno standard, che ha denominato, ovviamente, Sitemaps, che prevede che posizionando un file in formato Sitemap sul server Web, si aiutino i crawler nell'individuazione di quali pagine sono presenti e quali sono state modificate di recente e di eseguire, di conseguenza, la scansione del sito.
Il Protocollo Sitemap è un dialetto XML utilizzato per riepilogare le informazioni della Sitemap rilevanti per i crawler Web. Per ciascun URL, è possibile includere "suggerimenti" di scansione, quali la data dell'ultima modifica e la frequenza di modifica approssimativa.
Sono disponibili vari metodi per creare una sitemap. Si può utilizzare Sitemap Generator di Google, scaricabile da Google Code.
E, infine, se vi chiedete perchè Google lo fa, questa è la risposta che trovate nelle FAQ di Sitemaps:
Allineandosi con la mission di Google volta a organizzare le informazioni a livello mondiale e a renderle universalmente accessibili, questo sistema di scansione collaborativo consentirà ai nostri crawler di ottimizzare l'utilità dell'indice di Google per gli utenti, aumentandone la copertura e l'aggiornamento.

16.11.05

[contromarketing] Blogger contro azienda nebulosa: 1 – 0 ovvero “Lo strano caso della TitanoFilms e dei lettori DVD spariti”

Un’azienda che non ha un’idea ben chiara di come condurre un’operazione di marketing (o che invece ha ben chiari altri aspetti di come non trattare il cliente) decide, nel maggio scorso, di vendere un cofanetto di 10 DVD (4 tipi di cofanetto diversi: Cofanetto 1 - Cult and trash, Cofanetto 2 - Oscar, Cofanetto 3 - Ever Green, Cofanetto 4 - Cartoon) a 79 Euro e di regalare un DVD player portatile con schermo da 5", telecomando, 3 ore di autonomia con batterie al litio ricaricabili, l'alimentatore a 12V per l’auto, varie porte in uscita e capace di leggere i DVD, VCD, CD, MP3, CD-R, CD-RW, DIVX.
Spedisce i DVD ma non il lettore portatile. E gli acquirenti si imbufaliscono.
L’azienda è la bellunese TitanoFilms, il cui nome vuole ricordare il più glorioso Titanus, gloria della produzione cinematografica italiana, e l’operazione di contromarketing che è stata messa in atto si è realizzata grazie al contributo di Luca de Nardo, autore di ICTBlog, che, da primo segnalatore dell’interessante iniziativa, ne è poi diventato il critico più acerrimo, intervenendo anche alla trasmissione “Mi manda RAI3”.
Per avere un’idea ben chiara della faccenda vi rimando alla sezione speciale del succitato blog, mentre qui è opportuno fare alcune considerazioni: la forza di un blog, acquisita grazie alla diffusione che a sua volta deriva dal credito ottenuto per la qualità dei suoi contenuti, può portare a rilevanti risultati.
Non voglio impostare il mio blog sull’autoreferenzialità, ovvero, come fanno in molti, passando il tempo lodando il potere del medium blog come baluardo dell’informazione oggettiva dal basso, ma qui si sta definendo un vero e proprio caso studio, che dovrebbe fungere da esempio per chi vuole far valere le proprie ragioni e da monito per chi non ha un’idea ben precisa di cosa sia la qualità di un servizio promesso ai propri clienti.
Care aziende, che vi chiedete perché a un blog vengono conferiti codesti poteri, abbiate ben chiaro alcune semplici caratteristiche del nuovo medium:

  • l’interattività: un blog dà la possibilità ai lettori di intervenire e di confrontarsi con l’autore e tra loro. Garantendo l’opportunità di rispondere con immediatezza, un blog costruisce una relazione mutuamente benefica tra blogger e lettori;
  • popolarità: la cosiddetta blogosfera (termine horribilis), si sta espandendo a ritmi esponenziali, sia per quanto riguarda il numero di autori che per quanto concerne la fruizione dei contenuti e il numero dei lettori;
  • l'immediatezza: un blog rende possibile una diffusione di informazioni quasi istantanea, non necessitando appesantimenti per l’approvazione dei contenuti;
  • l’umanizzazione: il successo di un blog dipende dall’abilità dell’autore di presentarsi con onestà, credibilità e pragmatismo. L’idea è di presentarsi con un’immagine che ispiri fiducia: come molti articoli di giornale, molti blog sono scriti con una voce forte e ricca di opinioni, che non disdegna le controversie e le difficoltà;
  • viralità: il contenuto dei migliori blog viene passato da lettore a lettore, i blog si collegano tra loro, a volte anche le fonti informative istituzionali ne fanno utilizzo;
  • l'autorevolezza: un blog scritto da persone influenti, o con contenuti che fanno diventare il loro autore influente, assicura ai lettori dei contenuti freschi e con idee che difficilmente troverebbero altrove;
  • l’economia: in molti casi l’unico costo per l’autore è il tempo che investe nella stesura degli articoli. Utilizzo il termine investire perché sono convinto che i ritorni che si hanno siano superiori alle risorse spese. Mezzo economico equivale a maggiore diffusione.

Vi invito quindi a inviarmi altri esempi del genere, in modo da poter costruire un deposito di casi e da definire strategie di riferimento per casi futuri.

14.11.05

[marketing/tendenze] Marketing col passaparola ovvero lo spostamento dell'asse della fiducia

Voi, impiegati amministrativi, ma anche voi Amministratori Delegati, Direttori Generali, Direttori Marketing, vicedirettori, addetti al Call Center, tecnici di produzione, vi siete mai chiesti perchè state utilizzando una certa applicazione, o il vostro applicativo ERP vi presenta un certo tipo di risultati in un certo tipo di modo, o ancora perchè vi viene spesso risposto dal dipartimento IT che l’implementazione di una vostra idea “non si può fare”?
Ebbene, per dare una o più risposte a queste domande bisogna innanzitutto chiedersi quali sono le risorse che vengono utilizzate nella fase di ricerca di una soluzione di Information Technology. Questo, però, è solo un pretesto per illustrare come l'approccio nella scelta di un prodotto si affidi a "nuovi vecchi metodi" di analisi del mercato, non solo nel mondo IT, ma in tutti i contesti aziendali e anche nel settore consumer.
Ogni metodo è sostenibile, in una prima fase di scanning dell’offerta del mercato e, secondo un’analisi di KnowledgeStorm, il più utilizzato è la lettura di pubblicazioni e newsletters, mentre l’ultimo (ahimè) è il parere di consulenti.
In mezzo ci sono altri metodi che vi svelerà il seguente grafico:


Non vedo assolutamente paradossale che agli ultimi tre posti ci siano i metodi di valutazione più costosi e, tra l’altro, in classifica inversa rispetto al costo.

Mi sarei invece aspettato un posizionamento migliore per la voce “forum online, newsgroups, or communities”, perché i pareri di propri simili che hanno precedentemente affrontato un problema similare al nostro contengono un valore superiore proprio perché estrapolati da prove sul campo.
Credo però che il motivo di questo scarso utilizzo risieda in due cause principali:

  1. nella difficoltà oggettiva (ovvero dall’impedimento) che un’azienda ha nell’ammettere una propria debolezza (chiedere un parere ad altri per identificare una soluzione IT per alcuni è ancora sintomo di indecisione, non di necessità di condivisione);
  2. nella ritrosia a descrivere all’esterno una propria finalità, ovvero a svelare informazioni che potrebbero, più o meno facilmente, a formulare ipotesi sui propri piani tattico/strategici

A questo punto, però, è doveroso fare una considerazione per quanto riguarda le informazioni provenienti direttamente da fonti non pagate per darle, ovvero quelle classificate sotto la voce “Word of mouth”: a voler ben vedere, anche tutto ciò che riguarda i forum online, i newsgroup e le comunità, è costituito da informazioni dirette, come anche una buona parte dei risultati dei motori di ricerca proviene da fonti volontarie.
Ebbene, si ritorna a parlare prepotentemente della fonte informativa più antica, un tipo di sorgente primaria, ancora preesistente alle prime forme di pubblicità e che adesso trova nuova forza e vigore grazie all’impiego delle tecnologie di distribuzione e condivisione delle informazioni.
Soppiantata, da anni e fino a poco tempo fa, dall’informazione “istituzionale” (quella di riviste e pubblicazioni), che possiede tutte le caratteristiche (fuorché l’obiettività) per presentarsi come tutta d’un pezzo, la nuova ondata del “word of mouth” rischia di essere così pervasiva e obiettiva da metterla in ombra e farla indietreggiare, quando addirittura non arrivare a sbugiardarla.
Considerate, ad esempio, i siti che raccolgono recensioni e rating degli utenti a proposito di un particolare prodotto o servizio: questa è l’istituzionalizzazione del parere volontario.
Rischi:
Uno dei maestri del mettere l’ovvio nero su bianco (Philip Kotler, n.d.a.) ha spiegato nel 1987, la maggior parte dei clienti insoddisfatti non si prende la briga di segnalare la sua insoddisfazione, ma semplicemente se ne va e trova un’altra soluzione.
Un altro maestro d’ovvietà (citazione autoreferenziale) ha sapientemente motivato la sua affermazione “la maggior parte di coloro che si prendono la briga di parlare spontaneamente di un prodotto o servizio sul web lo fa per descrivere una sua insoddisfazione o frustrazione”.
Il rischio, infatti, della raccolta di pareri non sollecitati via web è la scoperta di una grandissima quantità di posizioni negative che costituiscono la solita punta dell’iceberg di una pletora di pareri inespressi e non conoscibili.
La grande importanza di queste opinioni, però, è l’ausilio che offrono nella determinazione di eventuali debolezze dei prodotti in corso di valutazione, o dei servizi ad essi collegati (licensing, manutenzione, supporto, etc): considerando attentamente cosa viene affermato, si potrà essere più preparati nella ricerca, nella fase di prova e, infine, nella decisione.

8.11.05

I peggiori bachi software della storia

Dalla più vasta esplosione non nucleare della storia, alle radiazioni letali provenienti da macchinari di radioterapia: tutto provocato da un baco nel software.
Wired ha pubblicato un articolo di Simson Garfinkel dal titolo "History's Worst Software Bugs": se siete responsabili dello sviluppo di qualche applicazione, però, non leggetelo prima di dormire.
Potreste non avere sonni tranquilli!

2.11.05

[sicurezza] Anche Oracle avrà il suo worm

Per Larry Ellison, il giorno di Halloween è stato funestato dall’apparizione di un messaggio, nella mailing list “Full disclosure”, dedicata a tematiche di sicurezza.
Con il titolo "Trick or Treat Larry." (“Dolcetto o scherzetto”, per i bimbi nostrani), è stato inviato il codice sorgente in PL/SQL di un security worm, che, utilizzando il package utl_tcp, ricerca altri DB Oracle sulla stessa sottorete e usa i link privati del DB per connettervicisi.
Il worm è, per il momento, un esercizio e non costituisce una minaccia in sé: mancano infatti, in esso, le parti riguardanti l’autoreplicazione, ma in ogni caso costituisce un segnale di “Early warning” su future evoluzioni potenziali.
Si tratta infatti del primo esempio di attacco che si appoggia al DB Oracle, mentre è già la terza volta che viene preso di mira un DBMS: alcuni di voi certamente ricorderanno i due diversi worm che, tempo fa, hanno colpito l’SQL Server di Microsoft nonché il mySQL.
Nel codice inviato alla mailing list, si prevede che il worm, una volta trovato il DB e recuperato il SID, il worm utilizza diverse combinazioni di username e password per tentare la login, come ad esempio:

  • system/manager
  • sys/change_on_install
  • dbsnmp/dbsnmp
  • outln/outln
  • scott/tiger
  • mdsys/mdsys
  • ordcommon/ordcommon

In caso di accesso, il programma crea una tabella X nello schema dell’utente con una colonna chiamata Y: ovviamente, questa procedura può essere modificata per avere conseguenze molto più drammatiche. Non si parla solo possibile distruzione dei dati, ma soprattutto di violazione, in quanto il contenuto delle tabelle può essere letto e facilmente inviato altrove.
Il sito Red Database Security, propone alcuni suggerimenti per contrastare o mitigare gli effetti di un attacco di questo tipo su un DB Oracle.