8.2.05

[analisi] Un digital divide tra CEO e CIO

Pensateci: esiste un vero divario digitale tra gli IT manager e i loro superiori. Lo so, lo dite anche voi da almeno 20 anni, e nonostante tutto, non è cambiato nulla.
Leggete i risultati di un sondaggio della Intelligence Unit del noto periodico Economist: in buona sostanza più del 60% dei CEO inglesi afferma che la tecnologia della propria azienda non va incontro alle sue aspetattive.
Gli fanno da contrappunto gli IT manager secondo cui il top management non è in grando di comprende abbastanza la tecnologia o di fornire un supporto adeguato ai progetti IT.
In ultimo, quando viene chiesto agli amministratori aziendali su che basi vengono valutate le performance del dipartimento IT, il 76% si focalizza sulla riduzione dei costi operativi, e in seconda istanza su come l'IT migliora la qualità del servizio ai clienti.

Ebbene, il fattore T, ovvero la tecnologia e le sue derivazioni, riesce ancora raramente a coniugarsi col fattore M, ovvero il management aziendale, per creare il felice connubio T&M, sorta di elemento trasversale che fa parte del patrimonio di conoscenze di IT managers e Amministratori Delegati.
Nelle aziende si lavora a compartimenti molto stagni e spesso si viene a creare una sorta di rivalità tra uffici di competenze diverse, un atteggiamento che diventa particolarmente evidente quando si deve scaricare il barile per qualche problema. Per questo ogni ufficio si occupa del suo lavoro e solo del suo, e lo fa con una specie di gelosia del proprio patrimonio di conoscenze: intromissioni da parte di altri uffici sono considerate con sprezzante intemperanza.
Gli IT manager hanno una loro visione aziendale, differente da quella del CEO, per ovvie ragioni derivanti dalle rispettive competenze e dall'esperienza professionale e formativa. Ma non sono i soli: ogni impiegato in un'azienda, dal CEO all'uomo delle pulizie, ha una visione personale dell'azienda.
La visione olistica dell'azienda non è propria di nessuno, men che meno del CEO e del suo entourage, e non lo può nemmeno essere. Si può arrivare però a un buon grado di approssimazione: ciò che gioverebbe è l'uso di uno stesso protocollo di comunicazione, soprattutto con unità aziendali innovative, come l'IT ad esempio, ambienti verso i quali permane una certa diffidenza dovuta a ignoranza della materia (ogni aspetto che sto illustrando ha naturalmente il suo reciproco). A questo obiettivo si può arrivare solo condividendo le proprie differenti posizioni e la volontà di comunicare e comprendere le relative istanze.
Sto parlando più come un responsabile delle persone (o dell'ufficio personale - non delle risorse umane, perchè aborro pensare all'uomo come a una risorsa a cui attingere), o meglio come vorrei che parlasse un manager che ricopre quella mansione: fino ad ora non ne ho incontrato nessuno che proponesse corsi di management aziendale agli IT manager e di informatica al proprio Amministratore Delegato.

5.2.05

[tendenze] Buon compleanno, XML 1.0

<intro>Si festeggia in questi giorni il settimo compleanno della specifica 1.0 di XML, uno standard molto diffuso, ma solo negli ambienti tecnologici. </intro>

Un sondaggio condotto il mese scorso dalla Vanson Bourne in Gran Bretagna tra un numero cospicuo di manager IT ha evidenziato che il 59% di essi fa uso dell'XML e il 71% utilizza i Web services.
E' assolutamente positivo il trend di crescita delle implementazioni basate sull'XML: le aziende hanno compreso che esistono standard maturi, stabili e aperti su cui costrurie infrastrutture IT innovative che permettono di introdurre nuovi modelli di business e livelli di interoperabilità impensabili fino a pochi ani fa.
Le aziende in cui è stato condotto il sondaggio sono per il 47% con più di 1000 dipendenti, per il 18% hanno tra 500 e 1000 dipendenti, il 20% tra 250 e 500 e il 14% tra 100 e 250.
Purtroppo molti non-tecnici mostrano ancora ignoranza, confusione o semplice apatia circa il valore e i benefici dell'XML e delle tecnologie derivate: il 91% degli intervistati parla di ignoranza del management sull'argomento.
E a proposito dei Web services? Solo il 37% degli intervistati ha sentito parlare di SOA, o Service Oriented Architecture e l'11% afferma di utilizzare l'XML ovunque sia possibile, essendo diventato il metodo di descrizione dei dati scelto dall'azienda.
Tra i benefici del Web Services più citati abbiamo il miglioramento della produttività (38%), l'interoperabilità (36%), la riduzione dei costi (18%) e un migliore ROI sull'asset essitente (6%).

4.2.05

[sicurezza] Internet (non) subirà un attacco devastante entro i prossimi 10 anni

Non vi dite che non ve lo avevano detto: entro i prossimi 10 anni si verificherà un attacco devastante a Internet. O alla rete elettrica.
E' quanto hanno affermato ben 1300 esperti e ricercatori di tecnologia a un sondaggio della Princeton Survey Research Associates International su un campione selezionato d aun precedente sodaggio condotto dalla Pew Internet & American Life e dalla Elon University.






Ma vediamo di analizzare gli elementi del sondaggio:


  • il campione comprende "esperti" USA e esteri che hanno dichiarato di avere una conoscenza approfondita di Internet;
  • metà di essi ci lavorano da prima del 1993 (io per la precisione ci arrivai nel 1990);
  • un terzo provengono da ambienti accademici, un terzo da aziende tecnologiche o di consulenza e un terzo lavorano per organizzazioni non profit, per l'editoria o il governo.
  • il 66% è convinto che si verificherà un attacco devastante a Internet o alla rete di distribuzione energetica del paese.
  • il 18% non ne è affatto convinto
  • il 16% non ha risposto

A mio parere l'affermazione è piuttosto priva di significato, e mi meraviglia che possa derivare dal parere di esperti: parlare di "un attacco a Internet" è come parlare di "un attacco alla Terra", "un attacco al sistema economico mondiale", a un sistema capillarmente distribuito e decentralizzato, quindi non dipendente da un unico o da pochi punto di governo.

Siamo abituati agli attacchi provenienti da virus, worm, Denial of Service, spam, phishing, etcetera, e anche colpendo dei nodi nevralgici dell'infrastruttura Internet mondiale, grazie al diverso instradamento (routing) si avrebbe comunque una garanzia di continuità del flusso di informazioni.

Per quanto riguarda i virus, si parla incidenti che hanno provocato danni cospicui a diverse aziende e istituzioni, ma nell'economia globale dell'Internet e del pianeta si tratta di cifre assolutamente irrisorie.

Ma qual è il componente della rete che fino ad ora più si è dimostrato più debole agli attacchi? Un PC con Windows (any release).

Volete allora uno scenario (in)verosimile? Se si colpisserocontemporaneamente (e fisicamente) tutti i produttori di antivirus immediatamente prima di lanciare un virus in grado di sfruttare unbaco appena identificato di Windows che cancelli i dati sul discolocale si creerebbe un bel panico. E non solo.

Fortunatamente l'economia mondiale non è basata su Windows, ma indubbiamente i problemi sarebbero imbarazzanti. Altro che MilleniumBug.

La rete elettrica è un'altra cosa: si sono verificati già dei blackout negli Stati Uniti, che hanno colpito in una fase la California, e in un altro momento gli stati del Nord-Est. Sebbene sia stata irrobustita da diversi interventi infrastrutturali e organizzativi, ha dei punti deboli che l'infrastruttura Internet non ha e un blocco continuativo sarebbe certamente deleterio.

Ma qual è la ragione di accomunare Internet e la rete elettrica, due entità che hanno struttura e finalità completamente differenti?

Conclusione: queste statistiche hanno l'unico scopo di creare hype intorno alle problematiche di sicurezza, un po' come qualche anno fa venne fatto intorno al Millenium Bug, la più grande bufala informatica mai messa in pratica che ha fatto la fortuna di "esperti" e società diconsulenza. Sebbene però la sicurezza sia fondamentale, queste statistiche poco credibili purtroppo ne sminuiscono l'insopprimibile necessità, aumentando il tasso di ignoranza anziché circostanziarne gli obiettivi.


2.2.05

[sicurezza] Il Viminale avrà accesso al codice Microsoft

Il ministero dell'Interno e Microsoft hanno siglato un accordo che permette al Viminale, attraverso il Government Security Program (GSP), di accedere al codice sorgente dei sistemi operativi di Windows e alle informazioni tecniche per la sicurezza dell'infrastruttura informatica che e' oggi la priorita' numero uno per i governi e le organizzazioni internazionali.

Il Government Security Program, avviato da Microsoft nel gennaio del 2003 dopo i primi segnali dell'interessamento di governi e istituzioni verso Linux, è un programma gratuito a cui partecipano attualmente 60 paesi, ideato per supportare governi e organizzazioni internazionali nella lotta contro le minacce di sicurezza dei propri sistemi informativi.
Inizialmente rilasciato per il sistema operativo, il programma è stato ampliato nel 2004 per comprendere anche il codice sorgente e le informazioni tecniche di Microsoft Office.

Clausola: l'accordo prevede che il 97% del codice sia disponibile presso i governi che ne fanno richiesta, mentre il 3% dovrà essere esaminato direttamente a Redmond.
Pisanu, cosa aspetta? C'è un aereo per Seattle alle 12:05