26.1.06

I motori di ricerca, la memoria collettiva

Tempo fa stavo guardando la visione del mondo secondo Google, (la chiamo così perché è molto più una weltanschauung che una zeitgeist) e, all'11° posto tra i termini più ricercati appare "Tori Spelling".
Uhm, questo nome non mi giungeva nuovo: che fosse la figlia del famoso produttore di telefilm Aaron Spelling (sapete? Quello di Charlie's angels, Starsky e Hutch, Fantasilandia, Love Boat, Cuore e Batticuore e di altre 100 serie).
Ci clicco sopra e appare una pagina in cui, come primo risultato, compare una poco lusinghiera immagine dell'attrice americana che, senza mutande, suona una batteria.
Interessante! Da perfetto voyeur, la clicco e scopro che la pagina che la doveva ospitare non esiste. Ovvero, non esiste più, poichè una volta esisteva, o, per meglio dire, tra i suoi attributi vi era anche quello dell'esistenza.
Mi domando quando avrà dovuto pagare la Spelling per farsi rimuovere
E mi dico anche che Google non può essere corruttibile: una volta apparso nel suo indice, è molto faticoso farsi rimuovere, se non con pagine aventi un PageRank più alto. Ogni giorno migliaia di richieste di rimozione arrivano a Google, ma se il motore di ricerca dovesse esaudirle tutte quante sarebbe costretto a impiegare centinaia di persone solo per queso compito.
Leggetevi cosa afferma Google a proposito:

Richieste di rimozione di collegamenti o di copie cache

Di quando in quando Google riceve richieste di utenti relative alla rimozione di collegamenti dagli indici. Sebbene si riservi il diritto di valutare tali richieste singolarmente, Google tende generalmente ad evadere tali richieste in accordo ai principi indicati di seguito.

Gli indici di Google sono costituiti da informazioni che sono state identificate, indicizzate e compilate tramite una procedura automatica senza alcuna revisione preventiva. Considerata la straordinaria quantità di informazioni regolarmente aggiunte, eliminate e modificate, Google non è in grado e non filtra il contenuto dei propri indici. Google può decidere, caso per caso, di rimuovere singoli siti Web dai propri indici se (i) il proprietario del sito ne limita l'accesso o (ii) se il sito viene rimosso dal Web su richiesta del proprietario stesso o da terzi. Tuttavia, se il gestore del sito non prende le misure necessarie per prevenire l'indicizzazione del sito, è possibile che il sistema di indicizzazione automatica di Google trovi ed includa nuovamente tale sito nei propri indici.

Google archivia molte pagine Web nella propria cache per consentire agli utenti di utilizzare le copie di backup in caso di problemi temporanei sul server. I proprietari dei siti Web possono impedire l'archiviazione delle versioni cache dei loro siti utilizzando il metatag NOARCHIVE. Inoltre, i proprietari dei siti possono richiedere l'immediata rimozione delle versioni cache della pagina dai Servizi di ricerca di Google. Google valuta tali richieste di rimozione individualmente e non garantisce la soddisfazione di ogni richiesta. La procedura necessaria per rimuovere le versioni cache e per impedire che un sito venga salvato nella cache e/o incluso nell'indice è descritta nella sezione Domande frequenti (FAQ) su Google, che può essere selezionata dalla pagina principale di Google.

Google e gli altri motori di ricerca, per merito/colpa della loro cache, diventano quindi una memoria collettiva, nella duplice accezione di "essere della collettività" e di collezionare. Colleziona e non rimuove, non come i siti di cui colleziona il contenuto, e, nel caso venga sollecitato opportunamente, fa apparire cose che parevano/volevano risultare rimosse.
L'esempio che ha scatenato questo articolo è frivolo e misero, ma immaginate cosa potrebbe succedere quando, per sbaglio, incuria o dolo, venissero pubblicate informazioni che non dovrebbero essere divulgate: se nel periodo di permanenza online uno spider di un motore di ricerca riesce a catturarle, ecco combinato il pasticcio.
Ecco quindi un esempio eccellente che poco ha a che vedere col mondo del gossip: nel 2003 Richard Smith, un esperto di tematiche di privacy e sicurezza, trovò delle pagine nella cache di Google tratte da sito dell'Information Awareness Office del Pentagono che erano state rimosse a seguito della pubblicazione di un reportage sullo sviluppo di un sistema informativo dedicato allo spionaggio delle attività dei cittadini americani per l'individuazione di attività terroristiche.

Credo quindi necessaria, da parte dei motori, una politica che accolga con favore e celerità le richieste di rimozione dati dalle cache, quando queste richieste siano ben argomentate; ma anche per chi ha un sito che si evolve frequentemente è necessario un processo di monitoraggio della cache dei motori di ricerca, in modo che il loro contenuto sia coerente con il contenuto delle proprie pagine.
Volete sapere come fare? Mandatemi un'email

Aggiornamento delle 10:30 - secondo la giustizia americana la cache di Google non viola le leggi sul copyright. E ci mancherebbe altro.

20.1.06

[blog 2.3] Maledetti blogger!

Vi segnalo un'interessante discussione che si sta tenendo nella mailing list Mlist a seguito dell'articolo di Paolo Garimberti su Repubblica di una settimana fa, in cui l'autore consigliava di maneggiare con cautela l'informazione che proviene dai blog.
La segnalo perchè NON è una discussione fitta di messaggi intrisi di scarso valore, ma è nata invece una discussione critica estremamente stimolante a cui partecipano professionisti del settore della comunicazione, che riesce ad esporre con criterio i pareri dei pro, dei contro e di chi sta in mezzo.

19.1.06

[marketing 2.3] Attirare utenti con l'errata digitazione (Typosquatting)

Alcuni giorni fa segnalai un mio articolo su Punto Informatico.
Purtroppo però, a causa di una forma di dislexia digitatia che mi attanaglia da anni, anziché scrivere http://connexioni.blogspot.com ho digitato http://connexioni.blogpsot.com
Ebbene, mi è stato segnalato e ho scoperto "cose che voi umani non potreste nemmeno immaginare".
Il sito si intitola "
Amazing Bible Studies" ed è un deposito di risorse riguardanti studi sulla Bibbia.
In realtà, il sito vero è www.blogpsot.com ed è strutturato in modo che tutti i sottodomini ci vadano a puntare (provate ad esempio un blog come http://supercalifragilistichespiralidoso.blogpsot.com/)
Questo è un tipico caso di Typosquatting: prendere uno dei domini più visitati del mondo (ad esempio blogspot.com), registrarne gli anagrammi più plausibili e attendere.Prima o poi qualcuno ci cascherà e visiterà il sito.
Attenzione però: il nome di dominio non può contenere più di un errore.

Esempi:
http://connexioni.blogsopt.com
http://connexioni.blogspto.com
http://connexioni.blosgpot.com
http://connexioni.blgospot.com

C'è chi è corso ai ripari, come Google, che ha registrato googel.com e goolge.com, lasciandosi però sfuggire www.glooge.com.
Anche yahoo ha preso provvedimenti per chi digita www.yaooh.com e www.yhaoo.com, ma non per www.yaoho.com, che gli potrebbe portar via un bel po' di clientela maschile, né per http://www.yahho.com/, che ha un invidiabile PageRank di 9.

Un po' di articoli che hanno parlato in precedenza di Typosquatting

18.1.06

Quaero, il MIT europeo e la visione della tecnologia nel Vecchio Mondo

Alcuni/molti di voi avranno sentito parlare del progetto Quaero, ovvero della piattaforma integrata per la gestione di contenuti multimediali (sorta di Google all'europea, ma con un sito che parla solo francese e tedesco) sponsorizzato dai governi francese e tedesco e a cui partecipano aziende del calibro di France Télécom, Deutsche Telekom, Thomson, Exalead e istituti di ricerca tra cui l'INRA, Inria, il CNRS, l'Università di Kalrsruhe.
E' invece di questi giorni la proposta del presidente dell'Unione Europea Woschnagg di creare un rivale europeo al Massachusetts Institute of Technology.
Entrambe queste notizie hanno creato un timido clamore e un modesto moto d'orgoglio, nonostante, a tutt'oggi, non si possa ancora vedere nulla di tangibile: Quaero è stato annunciato nel settembre 2005 e l'EuroMIT sarà argomento sul tavolo di discussione della commissione europea in promavera.
Ma il clamore necessario che si deve creare intorno ad esse ha lo scopo di ridare agli europei una nuova fiducia circa le possibilità dello sviluppo tecnologico del nostro continente e, come dichiarato da Woschnagg, anche di contenere la migrazione di cervelli eccellenti verso aziende ed università americane. Secondo il quotidiano Times di Londra, 7 delle migliori dieci università del mondo sono statunitensi, con Harvard e il MIT nei primi due posti della graduatoria.

Una proposta di modalità di implementazione che l'Unione Europea potrebbe utilizzare per questo progetto non prevede la concentrazione ma la distribuzione degli sforzi: così come con Quaero, nel cui sviluppo sono coinvolte diverse entità più o meno omogenee, anche l'Istituto di Tecnologia Europeo potrebbe essere costituito da una rete di istituzioni accademiche e di aziende che avrà il compito di assicurare che le ricerche siano trasformate velocemente in idee di business. Questo consentirebbe una maggior coesione nell'ambiente accademico e contribuirebbe a superare quegli ostacoli che le università troverebbero di fronte a un nuovo concorrente dotato di potenzialità e finanziamenti di molto superiori al normale (Dominique de Villepin si è comunque già affrettato a proporne la sede a Parigi e a suggerire un budget iniziale di 360 milioni di dollari).

Certo è che per ridare alla tecnologia del nostro continente quella fiducia necessaria per evitarne il continuo deperimento non bisogna solo pensare di creare una versione europea di qualcosa che in America funziona alla perfezione, ma bensì di pensare a modelli di innovazione realistici e realizzabili, che rilancino lo sviluppo e che permettano una maggior coesione tra accademia e industria.

17.1.06

[marketing] L’Intelligence Aziendale crea nuove opportunità di mercato

Chi di voi ha mai collegato il termine Business Intelligence al più breve Intelligence?
La semiologia ci ha spiegato che spesso non creiamo la connessione tra due concetti linguisticamente vicini e palesemente collegati: in questo caso il motivo risiede nella diversità di contesto in cui vengono citati i due termini. Quando si parla di Intelligence, infatti, viene da pensare ai servizi segreti, alle trame di spie, alla CIA, alla ricerca di informazioni con ogni mezzo, lecito e non.
La Business Intelligence, invece, ci è sempre stata presentata sotto una luce prettamente aziendale, in un’ottica di business, come qualcuno amerebbe affermare.
Ma anche quest’ultima utilizza le metodologie proprie dell’Intelligence, che non riguardano solo il recupero delle informazioni, ma anche le successive fasi di analisi e di rappresentazione: ogni componente del processo di Intelligence ha le sue proprie caratteristiche di importanza e imprescindibilità.
Anche in quelle aziende che considerano la Business Intelligence solo come un’applicazione che da un Data Warehouse e da Data Mart estrae dati, li elabora e li presenta in un report direzionale o di marketing.
Vi sembra paradossale? In effetti lo è.
Per non creare troppa confusione terminologica, però, è opportuno introdurre il concetto di Intelligence Aziendale come elemento strategico che abbraccia tutte le aree aziendali, adattandosi ai cambiamenti e prevenendoli: trasformando i dati elementari in informazioni strategiche, l’Intelligence Aziendale valorizza il patrimonio informativo di una società.

L’Intelligence Aziendale incontra il marketing
Sapete che il Viagra fu inizialmente sviluppato per trattare l’ipertensione? E che tra i maggiori utilizzatori di SMS, oltre agli adolescenti, ci sono gli audiolesi?
Sebbene l’Intelligence Aziendale sia progettata per cercare, interpretare e spiegare segnali “early warning” di pericolo, può venire in aiuto anche ai dipartimenti che, da eventi e situazioni inaspettate, possono scoprire nuovi clienti e quindi nuove opportunità di mercato.
Non si tratta solo di delineare le attività e le prospettive della concorrenza, ma di avere sempre un profilo chiaro dell’industria per anticipare quei cambiamenti significativi del mercato che possono influenzare sia un contesto industriale industria sia un gruppo di aziende concorrenti.
Quando l’Intelligence Aziendale cerca di scoprire minacce da fonti inaspettate o improbabili, il terreno competitivo si espande e i suoi confini assumono un aspetto più sfumato.
Ma anche le prospettive di nuovi mercati si ampliano quando le aziende che utilizzano la IA scoprono che i loro prodotti stanno sostituendo altri prodotti in segmenti di mercato non ancora presidiati.

Quando la sorpresa è un’opportunità
La Reebok è un’azienda inglese che dal 1890 produce calzature sportive: nel 1979 decise di affrontare il mercato statunitense con le scarpe più costose in quell’epoca.
Notando la sempre più crescente partecipazione femminile nello sport, nel 1982 la Reebok introdusse la prima scarpa per ginnastica aerobica. Osservando poi che molte impiegate in città indossavano scarpe sportive per recarsi in ufficio (ricordate Melanie Griffith in “Una donna in carriera”?), lanciò una nuova linea di calzature casual per il contesto urbano.
Diagnosticare e far leva su scoperte impensate fornisce un vantaggio competitivo: quando i concorrenti focalizzano le loro energie e risorse sull’aumento della quota di mercato a discapito dei propri competitor, un’azienda può utilizzare ciò che ha scoperto per sviluppare nuovi mercati.
Nessuna attività è esente da eventi inaspettati: il 92% dei manager intermedi delle aziende Fortune 500 hanno affermato di essere stati colti di sorpresa almeno una volta negli ultimi 5 anni da un evento che ha influenzato significativamente la posizione della loro azienda nel mercato.
Sebbene l’analisi retrospettiva mostra, nella stragrande maggioranza dei casi, che segnali di avvertimento fossero effettivamente stati individuati a tempo debito, le cause dei fallimenti sono spesso da ascriversi all’arroccamento sulle proprie convinzioni dei dirigenti aziendali di alto livello.
Ciò che manca loro, purtroppo, è la creatività.
Sfruttare il fattore sorpresa a proprio vantaggio, infatti, richiede un’impiego più “creativo” dell’Intelligence Aziendale.
Per avere un quadro chiaro dell’ambiente esterno, è importante individuare segnali che denotino un cambiamento nel mercato, nell’arena competitiva conosciuta e all’interno dei confini dell’industria di riferimento. Per lo sviluppo strategico interno, invece, è vitale esaminare la base dei clienti per identificare clienti atipici con il potenziale per portare l’azienda in nuovi settori di mercato.
È pratica consueta nel marketing focalizzarsi sui clienti significativi, ovvero coloro che, seguendo la legge di Pareto, rappresentano il 20% della base della clientela e portano l’80% dei ricavi di un’azienda.
Sebbene la segmentazione dei clienti sia uno dei principi chiave del marketing strategico il cui compito è di sviluppare strategie per “trattenere” i clienti profittevoli, molti manager interpretano a legge di Pareto come un monito di non sprecare tempo e risorse sui clienti che ricadono sotto la soglia del 20%.
Purtroppo, la maggior parte delle opportunità che conducono a mercati emergenti provengono dai clienti che risiedono nella fetta del 20% dei ricavi
Quando eBay entrò nel mercato delle aste online, il suo obiettivo era soprattutto di soddisfare le necessità dei collezionisti di trovare nuovo materiale: nel 2000 alcuni clienti cominciarono a vendere automobili, eBay quindi si alleò con AutoTrader.com e lanciò eBay Motors, il servizio dedicato esclusivamente alla compravendita di veicoli. A dicembre 2001 eBay Motors fu il sito del settore automotive più visitato mentre nel gennaio 2002 la casa d’aste online lanciò l’eBay Assurance Program, un servizio assicurativo a corredo delle transazioni.

Rinnovare o innovare?
La catena alberghiera Francese Accor ha analizzato le preferenze dei suoi clienti per lanciare una nuova linea di hotel che garantisse pulizia e tranquillità a prezzi contenuti: gli hotel Formula 1 sono stati ideati eliminando caratteristiche dal costo elevato, ma dal valore limitato (come ristorante, lounge e reception 24x7), tagliando del 50% i costi di costruzione e di allestimento di una camera e utilizzando prefabbricati modulari con alto isolamento acustico.
La catena detiene ora una quota di mercato superiore alla somma delle quote dei primi 5 concorrenti.
Vediamo quindi che analizzare il prodotto dalla prospettiva del cliente può rivelare che la soluzione che il consumatore ricerca risiede in nuove nicchie di mercato o nel miglioramento di prodotti già esistenti: molti prodotti sono infatti variazioni o miglioramenti di qualcosa già sul mercato che l’azienda innovatrice concepisce in modo che il cliente percepisca un valore aggiunto.

Nuovi strumenti di competizione
La Chrysler-Daimler, per promuovere la sua nuova Jeep Rubicon, ha lanciato un gioco scaricabile gratuitamente da Internet che l’ha portata a raccogliere 250.000 contatti in 6 mesi. Di questi, alcune centinaia si sono trasformati in vendite nel nuovo fuoristrada.
Sono necessarie quindi nuove prospettive per esaminare e sollecitare la base della clientela per creare opportunità in territori di mercato inesplorati o, addirittura, per crearne di nuovi.

I clienti problematici non sono più un problema
Le librerie hanno spesso tollerato, ma anche scoraggiato, i clienti che leggono libri all’interno del negozio: negli ultimi anni, però, la tendenza è di creare grandi spazi dove il potenziale cliente si possa accomodare a scorrere il libro con tranquillità, magari accompagnato da una musica in sottofondo e con la possibilità di consumare una bevanda al bar.
Il cliente viene qui ridefinito come lettore, non solo compratore, e il venditore è anche un intrattenitore che fornisce una piacevole esperienza di lettura: orari d’apertura più estesi, poltrone comode e uno staff qualificato incoraggiano il cliente a godere di un nuovo spazio consacrato alla lettura.
E, pragmaticamente, le vendite vengono incrementate, secondo alcuni studi, del 50%.
Andare incontro alle esigenze non fondamentali del cliente, è un modo per farlo sentire più a suo agio e proporgli un’esperienza di acquisto innovativa e piacevole.

Nuove sorgenti di Intelligence
I punti di accesso della catena del valore costituiscono una fonte di informazione su ciò che il cliente cerca, sui problemi che vuole risolvere, sull’utilizzo del prodotto, e sui punti deboli suoi o di quelli dei competitor. I distributori, i fornitori, i venditori e il personale addetto alla manutenzione hanno interazioni continue con gli utilizzatori: perché non raccoglierle e sfruttarle al meglio?
E che dire invece dei pensieri dei clienti?
Kotler e Clarke, nel 1987, hanno affermato che la maggior parte di essi non si prende la briga di segnalare la sua insoddisfazione, ma semplicemente se ne va e trova un’altra soluzione.
Il cliente che occupa parte del suo tempo per reclamare su un servizio offre all’azienda un’opportunità per servirlo ancora: un processo di analisi di rimostranze e segnalazioni offre una grande panoramica sulle necessità di chi utilizza davvero il prodotto.
Si deve trattare di un processo che abbraccia anche i nuovi canali. Internet fornisce strumenti mediante i quali le aziende possono comprendere necessità, aspettative e valori dei propri clienti: molte comunità online sono orientate a un dialogo C2C (“consumer to consumer”) dedicato a un determinato prodotto o mercato e sono un veicolo che i consumatori utilizzano per trovare informazioni e soluzioni. O per protestare.
L’immagine di un prodotto o di un’azienda è molto più in pericolo ora che alcuni anni fa: se, fino alla comparsa di Internet, era raro che un consumatore protestasse per un disservizio o un malfunzionamento, con l’avvento di Internet il 70% dei consumatori insoddisfatti pubblicizza la propria frustrazione su un forum pubblico (indagine di MarketingSherpa, 2004).
E si stanno diffondendo anche i siti che offrono la possibilità di dare una valutazione a un prodotto, dove, cioè, gli utenti leggono i commenti dei loro simili e hanno l’opportunità di giudicare a loro volta.
Il monitoraggio puntuale di queste fonti di dati fornisce una pletora di informazioni che conducono a conclusioni che fino a pochi anni fa era impensabile raggiungere.

Queso articolo è stato pubblicato originariamente da MyMarketing.net

11.1.06

[marketing ] RSS, email e newsletter: concorrenti? No, alleati

È da un po’ di tempo che ho disdetto tutti gli abbonamenti alle newsletter a cui ero iscritto e che forniscono i contenuti anche mediante un feed RSS.
I motivi che mi hanno spinto a farlo sono:

  • limitare la grande quantità di email che ricevo perché
    • impiego troppo tempo per individuarle e per leggerle, e quindi
      • vi pongo scarsa attenzione oppure non le leggo, e perciò
        • perdo informazioni importanti.
Inoltre dispongo di un'alternativa, ovvero di un’unica piattaforma che, in modo immediato, mi fornisce tutti i sommari dei contenuti, dove posso cliccare quello che più mi interessa: si tratta dell’aggregatore RSS.
Sebbene RSS e blog siano strumenti ormai conosciuti dalla maggior parte dei navigatori, nel mondo del marketing non vi è molta percezione dei legami che collegano loro e altri strumenti, come le newsletter e l’email.
Spesso ho sentito far paragoni azzardati, tra il blog e l’email, tra l’RSS e l’email, mi sono giunte all'orecchio frasi come “Inutile fare campagne con l’email, ormai c’è l’RSS”. Un errore grossolano, come lo definisce Maurizio Goetz.
Altro fatto da tener presente: l’RSS non esiste come “emanazione del blog”. L’RSS è uno standard per diffondere contenuti, sia di un blog, sia di qualsivoglia altra natura.Punto.
Le “credenze” spesso frenano dal considerare uno strumento come una nuova modalità per raggiungere i clienti.
Se consideriamo il blog e le newsletter come il contenuto, e l’RSS e l’email come il mezzo, possiamo notare come un contenuto possa essere distribuito attraverso due distinti mezzi: perché non inviare un blog via email, ad esempio? Poco pratico, direte voi. E qual è il motivo? Troppe email? Difficile gestione dei contenuti della posta? Esistono strumenti più efficienti, come gli aggregatori RSS?
E perché non utilizzarli anche per le newsletter, quindi?
Un’analisi di Jupitermedia afferma che l’RSS non si deve considerare da subito un’alternativa all’email marketing, ma per molte aziende è opportuno investire nell’RSS perchè da considerare come uno strumento supplementare.
Poiché inserire dei contenuti in un feed RSS è un’attività di bassissimo costo, vale veramente la pena investirci qualche ora/uomo.

Esaminiamo ora i lati positivi dell’RSS, prima dal punto di vista dell’ufficio marketing, poi da quello del cliente:

Vantaggi dell’RSS per il marketing
  • è in grado di inviare contenuti al pari di una pagina web
  • non viene bloccato o filtrato (come accade con l’email): il contenuto arriva sempre a destinazione
  • i contenuti possono essere accessibili da diversi dispositivi
  • i contenuti possono essere aggregati, sia con programmi sia attraverso servizi su Internet
  • la customer base sta crescendo a ritmi vertiginosi
  • l’aggregazione di contenuti RSS è diventata una caratteristica comune di molti portali
  • non esiste gestione dell’ opt in/opt out, quindi neanche nessuna controversia sulla privacy con il destinatario
Vantaggi dell’RSS per il cliente
  • non è intrusivo
  • la sottoscrizione può essere facilmente disdetta
  • l’iscrizione non richiede dati personali
  • i contenuti saltano subito all’occhio: i pubblicatori possono decidere di inviare via RSS solo il titolo, ma anche il sommario o l’intero articolo
  • i contenuti possono essere accessibili da diversi dispositivi
  • i contenuti possono essere aggregati, sia con programmi sia attraverso servizi su Internet
  • i contenuti godono di una maggior affidabilità di quelli dell’email
  • i feed RSS possono essere classificati per categoria
  • è integrato in un numero sempre maggiore di prodotti esistenti
Anche se la maggior parte dei vostri clienti preferirà gli RSS, non eliminate completamente la possibilità dell’invio per posta elettronica: correreste il rischio di precludervi una cospicua percentuale di fruitori.

9.1.06

Google Bowling: concorrenza sleale

Facendo una ricerca sui metodi utilizzati dalle aziende per danneggiare i concorrenti, mi sono imbattuto in una pratica che utilizzando una caratteristica di Google, forza l'abbassamento nel rank o addirittura l'esclusione di un sito dal database del motore di ricerca.
Si tratta del Google Bowling, e vi posso assicurare che non ha nulla a che vedere con il passatempo preferito di Larry Page e Sergei Brin.
L'attività sfrutta, invece, una caratteristica dell'algoritmo PageRank implementata per escludere chi compra siti con pubblicità site-wide, ovvero con link che compaiono su ogni singola pagina di un sito: se un sito ha 2000 pagine diverse, ad esempio, la pubblicità apparirà su tutte quante e il sito pubblicizzato conterà 2000 link in più.
Qualcuno ha quindi pensato di applicare questo paradigma alla concorrenza: ha acquistato un po' di siti, ci ha depositato qualche migliaio di pagine statiche che puntavano al sito concrrente e li ha registrati su Google.
Risultato: il sito concorrente è stato eliminato dal DB di Google.
Poco etico, ma molto funzionale al business.
Esiste una soluzione a questo, esplicitata nella proposta di Michael Pedone: ignorare semplicemente i siti che ospitano migliaia di link allo stesso sito, non attivando quindi nessuna operazione. Nel caso di concorrenza sleale le vittime innocenti non avranno conseguenze, mentre nei casi di Search Engine Optimization non etica, il perpetratore della truffa non salirà nella classifica dei risultati e il suo PageRank rimarrà invariato.
Non ultimo, la reputazione di imparzialità e accuratezza di Google, non subirà scossa alcuna.

3.1.06

[sicurezza] WMF exploit: non è un baco. E' una feature!

Ho ripreso lo stesso titolo del blog di F-secure che segnala la notizia: nel formato Windows Metafile, progettato negli anni '80, è inclusa una "feature" che consente ai file grafici di contenere del codice, che può essere eseguito da una callback a seguito di particolari eventi. Qualcosa, quindi, che ai tempi era stato reputato necessario ha creato una vulnerabilità presente nei sistemi operativi Windows dalla versione 3.0 (!!)
F-secure arriva a ipotizzare che ci siano altre potenziali debolezze collegate al WMF, e propone una fix che va a sostituire la funzione incriminata.

____________________________

Questo non è un annuncio -->




2.1.06

[marketing] Come scrivere un messaggio di manutenzione sito

In questo momento Bloglines, l'aggregatore RSS che uso, non è disponibile per manutenzione: per comunicarlo ai suoi utenti, il servizio ha sostituito la sua pagina usuale con l'immagine che vedete qui riportata.
A mio parere l'approccio di Bloglines è da prendere come esempio delle modalità con cui comunicare con i propri utenti.
E' certo che di fronte a un momento di non disponibilità del sistema l'utente possa contrariarsi, adirarsi, infuriarsi, ma di fronte a questa immagine di idraulico di mezza età, dal fare bonario e simpatico che dice "Ciao, sono l'idraulico di Bloglines...Bloglines funzionerà meglio quando avrò finito.", è impossibile non provare un moto di comprensione per coloro che in questo momento stanno lavorando per riparare qualche malfunzionamento e per il fatto che è comprensibile che qualche volta ogni tipo di servizio che utilizza un software scritto da mano umana, anche se backuppato, anche se in fault-tolerance, anche se controllato da sistemi di monitoraggio, può incorrere in malfunzionamenti temporanei.
Un messaggio di questo serve a evitare che si depositi, nell'area del nostro cervello dedicata al profilo di un argomento (quella che presiede anche alla brand awareness, già che ci siamo), un elemento di negatività, ma, anzi, come in alcune arti marziali orientali, sfrutta un momento di debolezza propria come leva per colpire da un'altro lato, tramutandosi in fattore positivo.

1.1.06

Un blog aiuta la tua azienda a crescere

Da diario di pensieri, osservazioni e riflessioni personali a strumento per promuovere la propria azienda: questa è stata la parabola che ha seguito lo sviluppo del blog negli ultimi anni,
I Web log, o più comunemente "blog", sono diventati per le aziende di qualsiasi dimensione uno strumento per attirare lettori e potenziali clienti.
Un blog è, nella sua forma più pura, un diario pubblicato su un sito Web, aggiornato regolarmente e contenente notizie, opinioni, spunti e scambi di idee. Può anche contenere collegamenti ad altre fonti di informazioni, ad altri siti Web o ad altri blog.
Molti blog svolgono una doppia funzione, invitando i lettori a inviare commenti su quanto pubblicato. Ciò vale per qualsiasi argomento, dallo sport all'intrattenimento, ma c'è di più: i blog possono creare interesse - e di conseguenza profitti - per alcune aziende.
Non a tutti, infatti, conviene scrivere un blog, ma è necessario valutarne l'opportunità alla luce si raggiungere alcuni obiettivi azienzali come:

Far conoscere un'azienda o un prodotto nuovo
Supponete di aver lanciato una nuova azienda o un prodotto innovativo: nasce l'esigenza di farsi conoscere e mostrare i benefici che i vostri clienti possono avere.
Quando molti clienti potenziali sono poco informati su innovazioni e tecnologie, il blog rappresenta una soluzione semplice per fornire informazioni più specifiche.
Un blog può avere un impatto positivo sull'azienda, perché i lettori cercano sempre nuovi modi per acquisire informazioni e per interagire.
Questa tendenza, a sua volta, produce clienti più informati e un processo di vendita più rapido. Anziché perdere tempo a presentare il prodotto o il servizio a un cliente non interessato, si può utilizzare il blog come fonte di informazioni. Se vieni contattato da un cliente potenziale, bene. In caso contrario, non avrai perso tempo in spiegazioni inutili.

Accreditarsi come esperti
Un blog può rappresentare anche un efficace strumento per qualificare se stessi come autorità nel proprio campo. Inoltre, permette di associare alla tua azienda un volto e una personalità.

Influenzare l'opinione pubblica
I blog consentono di aggirare le testate giornalistiche tradizionali e diventare a tutti gli effetti editori dei propri pensieri e punti di vista. Per Steve Rubel, vicepresidente del servizio clienti di una società di pubbliche relazioni, i blog stanno esercitando una notevole influenza sull'opinione pubblica.
I blog sono diventati legittime fonti alternative di notizie su argomenti di nicchia e di micro-nicchia. Chiunque abbia una passione o dedichi particolare impegno a un argomento può diventare un giornalista dilettante. Negli Stati Uniti, alcuni di questi siti hanno sviluppato un'influenza sull'opinione pubblica paragonabile a quella delle maggiori società di media.

Discutere con i clienti
I blog che stimolano i commenti dei lettori possono trasmettere una sensazione di contatto diretto con i propri clienti. Questo tipo di blog rappresenta una fonte immediata di feedback su ciò che si sta facendo e su cosa deve essere migliorato.
Avere un blog che è anche un forum che consente ai clienti di esprimere il loro parere dopo aver sborsato da spesso come risultato che, mentre le aziende che operano sul mercato tradizionale si ritengono fortunate quando ricevono messaggi positivi non sollecitati da una percentuale di clienti inferiore all'1%, io ho già raccolto messaggi di apprezzamento da oltre il 15% dei miei clienti.

Avere un posizionamento migliore nei risultati dei motori di ricerca
I blog offrono anche altri modi di mettersi in contatto con i clienti potenziali. Ogni azienda presente in Internet sa bene che i visitatori che arrivano al sito aziendale tramite Google, Yahoo, MSN e altri motori di ricerca sono fondamentali per il business. I blog possono aumentare la frequenza con cui i motori di ricerca identificano la tua azienda, in particolare se il blog consente ai lettori di pubblicare una risposta.
Se ben progettato, un blog può essere molto vantaggioso per l'indicizzazione sui motori di ricerca: consentendo la pubblicazione di commenti, tutti i nuovi contenuti pubblicati si trasformano in una pagina Web piena di parole chiave aggiuntive per gli spider dei motori di ricerca.
__________________________________________________________________

La redazione di un blog non è un'attività che si possa improvvissare: è necessario focalizzare i propri scopi con cognizione di causa, conoscere il linguaggio da utilizzare. Con questo termine non si intende riferirsi ai tecnicismi o a un gergo, ma bensì alla modalità comunicativa più adeguata per un certo tipo di audience.
Io opero già come consulente in materia per alcune aziende che hanno aperto un blog e i risultati ottenuti sono notevoli: non solo il cliente sente una maggior "vicinanza" e quindi empatia con l'azienda, ma i componenti dell'azienda stessa si interessano di più a tematiche che fino a poco prima lasciavano in secondo piano, si sentono più coinvolti. Gli stessi fornitori dell'azienda sono arrivati a trarre benefici leggendo i blog poiché in questo modo "conoscono meglio il loro cliente, ne traggono un beneficio indiretto e possono fargli delle proposte che fino a poco tempo fa non era possibile immaginare". Tutto questo, e altro ancora, sta contribuendo a creare un vero circolo virtuoso che ha come centro il blog.

Se desideri quindi parlare dell'argomento puoi inviarmi un'email o contattarmi con Skype.

[facezie] I 400 milioni di hits al sito della Polizia? Merito dei carabinieri

Una notizia dell'Ansa riporta oggi che, nel corso del 2005, il sito della polizia è stato visitato da 6,5 milioni di utenti che hanno totalizzato 400 milioni di hits.
Ebbene, oltre alle motivazioni fornite dalla news, ce n'è pure un'altra, che si scopre esaminando l'illustrazione: i più frequenti visitatori del sito sono i Carabinieri!
Inoltre, come da immagine, il sito della Polizia è sì in tinta con i suoi colori, ma purtroppo non contiene nulla se non una schermata azzurra!
O forse il carabiniere in questione ha sbagliato indirizzo.
O ancora, si è verificato un errore di sistema di Windows.