17.2.06

[contromarketing] Meno banca. Più Cristina, Luca, Paolo. E Basilea II

Spronato da uno studio che sto conducendo sugli effetti delle disposizioni di Basilea 2 sulle imprese, mi è capitato di pensare allo spot di San Paolo, istituto di credito che ha ingaggiato la Gialappa's band per intervistare alcuni dipendenti (o presunti tali) della banca allo scopo di mostrarne il volto umano e l'impronta relazionale, per concludere poi affermando "Meno banca. Più Luca, più Cristina, più Paolo etc etc” (pare he in questo periodo olimpico ci sia pure l'ex gloria dello sci nazionale Pierino Gros e il claim finale sia “Meno banca. Più entusiasmo, più amicizia” e via discorrendo).
Questa pubblicità contribuisce a fornire un'idea della banca assolutamente in controtendenza con quelle che sono le direttive emanate dagli organismi internazionali, recepite anche dall'Unione Europea e quindi anche da quei paesi che, come l'Italia, le implementano in modo automatico.
Queste direttive, che hanno preso il nome di Basilea II, dal nome del secondo accordo del comitato di Basilea, sono state elaborate per rendere più solido il sistema bancario e per evitare quei tracolli che porterebbero sul lastrico migliaia di persone fisiche e aziende: più in dettaglio, dispongono che le banche per decidere il prezzo dei propri prodotti, e quindi il tasso di interesse, dovranno valutare il rischio associatovi e dare un rating alle entità a cui apriranno linee di credito (leggi "presteranno dei soldi") che siano persone fisiche, imprese o altre banche.
La conseguenza importante di questo è che si ridurrà il rapporto personale banca-impresa in favore di un’analisi più oggettiva della controparte. Questo avrà una serie di conseguenze. Tutti siamo abituati a trovare in banca un rapporto personale: c’è il funzionario che ci segue, ci conosce, sa qual è la nostra storia ed è in grado di offrirci (forse) i prodotti migliori sulla base delle nostre caratteristiche personali e aziendali.
Domani, invece, quando un'azienda andrà in banca per aprire un fido, ad esempio, si troverà di fronte un funzionario che sulla base di un rating che sarà stato affibbiato all'azienda dovrà stabilire se sarà possibile concedere il prestito e a che prezzo sarà possibile farlo. Il funzionario di Milano del San Paolo non avrà la possibilità di cambiare il rating del proprio cliente, pur conoscendolo da vari anni, pur sapendo che è un cliente affidabile.

Quali sono le domande che gli analisi delle banche si fanno per valutare il rischio di credito?
  • qual è la probabilità che la controparte non sia in grado di onorare il contratto (PD o probabilità di default)?
  • quanta parte del capitale sarà possibile recuperare in tale evenienza (perdita in caso di insolvenza o LGD, loss given default)?
  • qual è il rendimento di una posta se tutto va bene e la controparte onora il debito (pricing)?
Un sistema di rating fornisce risposte di tipo numerico. Le procedure di rating interno hanno, infatti, lo scopo di tradurre tutte le informazioni rilevanti disponibili su un prenditore (colui a cui vengono aperte linee di credito) in un giudizio compatto, misurato di solito su una scala discreta. In altre parole, i clienti della banca sono valutati e suddivisi in un numero limitato di classi omogenee, ciascuna con una data probabilità di default. A partire dalla valutazione del prenditore, è quindi possibile valutare ciascun singolo credito in portafoglio: il rating del cliente viene aggiustato attraverso una stima dellaLGS sullo specifico prestito. Questa misura dipende dalla forma tecnica, dalla scadenza del debito e dall’ammontare delle garanzie che lo accompagnano, dal settore e dall'area geografica di appartenenza della controparte, eccetera. L’output così generato può essere utilizzato ai fini di un più corretto pricing degli impieghi.

Per un cliente che ha già un rapporto consolidato con la sua banca questo nuovo approccio si può tradurre in uno svantaggio; viceversa, chi invece non lo ha ancora, potrà vedersi valutato secondo canoni oggettivi da una struttura che non concede favoritismi.

2.2.06

Virgolette, non virgole!! ovvero cosa dovrebbero fare i motori di ricerca

Diamo ancora un'occhiata ai referral dei lettori di conneXioni provenienti dai motori di ricerca: uhm... noto un netto miglioramento, sembra quasi che i lettori abbiano affinato le loro capacità di ricerca.
Alcuni di voi penseranno che io mi diverta a guardare i motivi per cui i lettori arrivano a conneXioni: in realtà, è proprio così.
Prima di fare alcune considerazioni su cosa dovrebbero fare i motori di ricerca per fare in modo che i loro utenti li utilizzino al meglio, farò alcuni esempi che potrete verificare voi stessi. Queste sono ricerche che hanno avuto conneXioni tra i primi posti nel mese di gennaio:

  • come connettersi ad internet con la linea elettrica - problemi: ricerca senza virgolette, internet è una parola chiave estremamente comune e presente in miliardi di pagine
  • google cube cosa fa? - vuoi che google ti risponda "Il caffè?"
  • manutenzione - ricerca troppo sibillina per un concetto così ampio. Dal momento che non appaio nei primi 70 risultati, immagino quanto tempo abbia speso il ricercatore nella sua ricerca...
  • business intelligence and carte fidaty - and viene considerata da google una parola chiave e non un operatore per la ricerca: la and è implicita quando si scrivono alcune parole in una query. Solo OR è supportato. La query avrebbe dovuto essere scritta così: "business intelligence" "carte fidaty"
  • strumenti ricerca colore autovetture - anche qui, un paio di sane virgolette avrebbero aiutato di più, e non mi avrebbero visualizzato come 10° risultato.
  • collegare una stampante a linux - idem
  • tel aviv, israele, stradario - addirittura le virgole. E conneXioni al 21° posto.
  • blog di una troia - questa è così interessante che non poteva mancare. Un bel mattino, un tipo va su MSN, inserisce la query in questione (senza virgolette) e si vede arrivare 51000 e più risultati, pertinenti alla guerra di Troia, al cavallo di Troia (sia in senso omerico che in quello informatico più attuale) e se ne guarda un bel po'. Anche il mio. Quanto tempo avrà impiegato prima di trovare quello che gli interessava? L'avrà poi trovato?
  • statistiche di perdite internet banking - mancano virgolette, internet è una parola chiave che da sola ti visualizza 5100000000 di documenti... Per fortuna Google è così intelligente da intendere il concetto e quindi accorpa internet e banking. I primi risultati sono infatti relativi all'Internet banking.
  • azienda americana con sede a brindisi - connexioni è al 3° posto!!! Si potrebbe provare a cercare con una query del tipo brindisi intitle:contatti : si troveranno le aziende che nella pagina dei contatti contengono la parola Brindisi.
  • localizzazione collaborativa robot mobili bluetooth - 7 risultati assolutamente insignificanti (tra cui anche connexioni, sigh!). Provare con "robot mobili" bluetooth
  • catena alberghiera formula uno - non mi sono ritrovato nei primi 300 risultati. Forse ci sarò stato nel corso del mese di gennaio, chissà.
  • come costruire un cofanetto? - ma davvero credi che Google ti risponda? prova con costruzione OR realizzazione OR fabbricazione OR realizzare OR creare cofanetto e, all'8° posto, troverai un risultato che fa per te.
Non mi scaglio di certo contro l'ignoranza di chi non conosce le tecniche per ottimizzare le proprie ricerche, perché naturalmente la colpa non è sempre dell'utente finale che non ha trovato gli strumenti per imparare (e ci credo, se fa delle ricerche in quel modo...).
Voglio quindi essere propositivo e fare un invito a Google, Yahoo, MSN, Virgilio e compari: inserite sopra il box di ricerca un bel link evidenziato con scritto "Scopri come migliorare le tue ricerche", che punta a una guida semplice che fornisca indicazioni su come effettuare ricerche ottimizzate.
Non da fastidio, è ben visibile, non ruba spazio ad altre cose.
Mettetelo anche nella parte superiore della pagina dei risultati e, idealmente, anche sulla sidebar di destra, in modo di essere immediatamente raggiungibile qundo il navigatore capirà che impiega troppo tempo a scorrere tutti i risultati.
Cosa aspettate?

1.2.06

Dalla pubblicità all’Intelligence

Nel suo processo di raccolta ed esame delle informazioni, spesso l’analista di Competitive Intelligence trascura una fonte primaria di informazioni: la pubblicità.
Quando un agenzia sviluppa una campagna parte dallo stilare una serie di dati che includono lo scopo della campagna, il profilo dell’audience a cui è rivolta, la percezione di quello che i concorrenti stanno dichiarando e spendendo, e il budget.
Questi e altri fattori sono mescolati e riassunti in un brief il cui compito è di lanciare il team creativo in un arcano, ma concreto processo che condurrà alla formulazione della campagna pubblicitaria.

Le ragioni della pubblicità
Generalmente un’azienda decide di lanciare una campagna pubblicitaria per una serie di ragioni che vanno dal miglioramento della sua posizione di mercato all’aumento della brand awareness, dal lancio di prodotti o servizi specifici alla necessità di mettersi in rapporto con una determinata audience. Ad ognuno di queste elementi è possibile associare delle domande e quindi delle analisi che possono offrire suggerimenti sulle strategie di marketing dell’azienda.



Ragioni Domande
Migliorare la brand awarenessCosa sta succedendo nella categoria dove opera l’azienda?
Aumentare o mantenere la posizione nel mercato Quanto spendono in media I concorrenti?
Promuovere o vendere prodotti o servizi Che prodotti sono venduti?
Rivolgersi a una base di consumatori
Qual è l’audience a cui è rivolto il messaggio?

Una volta poste le domande, come è possibile trovare le risposte?
La difficoltà del processo dipende naturalmente dal vostro accesso alle fonti informative, ovvero la vostra rete di contatti, il vostro mercato, i servizi di terze parti. Se il vostro scopo è vendere macchine utensili, non guarderete la televisione per individuare spot dei concorrenti, ma vi rivolgerete alle pubblicazioni di settore. Se invece vendete merendine, nella vostra lista dovranno comparire anche la televisione, la messaggistica stradale, i giornali per bambini etc.
Altre possibilità possono venire dalle agenzie di rassegna stampa o dagli studi di settore, senza escludere i responsabili degli uffici commerciali di pubblicazioni e programmi radiotelevisivi, nonché la vostra stessa agenzia di pubblicità.
Naturalmente, può non essere così semplice accedere a queste ultime fonti informative se non per conoscenza diretta o intermediata da un contatto. Sappiate che, comunque, nel processo di Intelligence anche la fonte più improbabile può aggiungere un tassello al mosaico che state costruendo.


Una volta raccolti i dati…
… possiamo passare all’analisi.
Diamo un’occhiata all’intera categoria per sondare l’attività del mercato e poniamoci queste domande:
• Quanto viene speso in totale?
• Qual è il mezzo preferito?
• La categoria è dinamica o si muove lentamente?
• Ha un comportamento ciclico?
• Come si confronta la spesa attuale con quella passata?
• La categoria, considerata nella sua globalità, sta crescendo o diminuendo?
• Quali sono le tendenze?
Fatevi uno schema delle spese della categoria classificato per concorrenti, tipo di mezzo (TV, radio, pubblicazioni cartacee, Internet, etc.), per pubblicazione specifica o programma radiotelevisivo, per prodotto e servizio. Esaminate quali prodotti sono pubblicizzati e chi è il brand leader, chi è uscito dal nulla e chi è sparito.
Confrontate le vostre percezioni con i comportamenti degli anni passati e cominciate a sviluppare un’ipotesi che spieghi gli acquisti degli spazi sui vari media e la programmazione per comprendere quale strategia viene sviluppata e come è supportata, dove vi aspettate che i vostri concorrenti facciano pubblicità, quanto vi aspettate che spendano, se le loro attività di marketing riflettono la loro personalità, se l’immagine del loro brand riflette la qualità e il valore dei loro prodotti, come i loro sforzi siano confrontabili con quelli della vostra campagna.
Esaminando i livelli di investimento per ogni prodotto o servizio o per il brand, potete avere un’idea di dove stanno andando i vostri concorrenti: stanno cercando di rafforzare l’immagine del proprio brand o stanno spendendo per promuovere una nuova linea? Stanno tagliando le spese del marketing o le stanno aumentando?

Casalinga di Voghera o manager che gioca a golf?
L’audience target consiste nello specifico gruppo di persone che la pubblicità vuole raggiungere attraverso il suo messaggio, ovvero coloro a cui si intende offrire il prodotto.
L’audience è normalmente definita in termini demografici, geografici o psicografici, utilizzando caratteristiche discriminanti come l’età, il reddito famigliare, il livello di istruzione, la capacità di spesa e così via. Questo tipo di segmentazione permette all’esperto di marketing di determinare chi sta utilizzando i prodotti dell’azienda e quali candidati possono essere selezionati come target con un ridimensionamento degli sforzi di marketing. Un esempio di categoria target può essere “la donna dai 35 ai 50 anni, che vive in una famiglia con un reddito superiore ai 30000 €, che legge un periodico di salute e che è iscritta a una palestra”.
Inoltre, un’azienda che vende un prodotto può rivolgersi a più di un gruppo: la pubblicità non è rivolta solo ai consumatori ma anche agli attori della catena di distribuzione, ovvero venditori diretti, distributori, professionisti e altri rivenditori.
L’agenzia che sviluppa la pubblicità, per raggiungere veramente l’audience prefissata, deve saper determinare che cosa il target guarda o legge, e dove sono rivolti i suoi pensieri, il suo cuore e la sua loyalty. Per fare questo, l’agenzia tenta di personificare i numeri creando un profilo di chi sia veramente la persona: a cosa tiene, che tipo di linguaggio utilizza per descrivere il prodotto e i suoi bisogni, se lo ha a cuore o se ne è estraneo. Più si adotta questo tipo di approccio, più le analisi daranno un risultato valido.
La maggior parte dei mezzi che diffondono pubblicità mirano a specifici gruppi: normalmente è possibile richiedere i media kit agli uffici commerciali, che costituiscono uno strumento di marketing per il loro medium, definendone l’audience, il profilo utente, e includendo spesso informazioni psicografiche.
Informatevi anche se hanno a disposizione ricerche sull’industria di riferimento o sui lettori, includendo segmentazione di mercato e studi sulle spese della concorrenza.
Ritagliate le vostre pubblicità e quelle della concorrenza, appendetele a una parete e raffrontatele. Fate la stessa cosa per le pubblicità radiotelevisive: registratele e riascoltatele o riguardatele, e sottoponetele confronto diretto.

Il messaggio
Chissà quante volte vi siete chiesti qual era esattamente l’intento dei vostri concorrenti nel diffondere un messaggio pubblicitario. Dove è posta l’enfasi, e quali sono le priorità? Come vengono posizionati i prodotti o l’azienda?
Per fare questo è necessario ancora partire dal passato e analizzare le pubblicità che avete avuto modo di vedere.
Mettetevi nei panni dell’agenzia pubblicitaria e stilate il brief per il gruppo dei creativi, ovvero il documento che risponde alle domande critiche sui fatti, sul tono, e cerca di limitare il messaggio per informare un’audience molto specifica. Il brief viene poi presentato in un briefing per informare i creativi e scatenare il dialogo.
Di base, il brief deve rispondere a queste domande:
• strategia: perché fare pubblicità?
• target: Chi dobbiamo influenzare?
• messaggio: cosa dobbiamo comunicare?
• supporto: perché dovrebbe essere creduto?
• tono: come lo dobbiamo comunicare?
Un altro compito del brief è di dare un’idea di dove un prodotto è e sarà posizionato all’interno del marketplace in riferimento ai prodotti concorrenti e come esso si differenzia dagli altri, basandosi su un set di attributi.
Cominciamo quindi a classificare i messaggi a seconda dell’intento: ad esempio, il messaggio principale può comunicare la presenza di una peculiarità che prodotti similari non hanno, in modo da associare la caratteristica alla marca. Oppure può servire per accrescere la consapevolezza del brand o dell’azienda, o enfatizzare il ruolo che l’azienda o la marca gioca nelle vite dei suoi clienti, per associare un attributo fondante ai valori del cliente.
Anche una classificazione per forma espressiva può essere altrettanto utile: il prodotto può essere un risolutore di grandi problemi, o portare benefici alla nostra vita, o può essere sponsorizzato da una celebrità, o ancora può essere inserito in un quadretto di vita quotidiana.

Creare l’intelligence
Esistono diversi modi per analizzare il messaggio e il processo creativo: ciò che è importante è iniziare a differenziare tra le varie possibilità e i compiti. È necessario infatti determinare qual è il ruolo che la pubblicità sta rivestendo e come si confronta con la medesima attività della vostra azienda.
A proposito del target, è necessario determinare chi è l’obiettivo, ma anche chi non lo è e per quale motivo, quali sono i claim e come sono supportati, qual è il tono di voce e che tipo di mezzo di diffusione viene preferito.
L’analisi accurata di queste caratteristiche è uno dei metodi per corredare lo studio dei propri competitor che si configura anche come uno strumento di verifica della concordanza con le ipotesi formulate attraverso l’analisi delle fonti consuete.

Questo articolo è stato precedentemente pubblicato da MyMarketing.net