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7.9.10

Come migliorare gli investimenti in sicurezza


Gli investimenti nella sicurezza sono spesso guidati dalla percezione
Quando il Direttore Generale di un’azienda si vede recapitare centinaia di messaggi spam alla settimana, sarà di certo più propenso ad approvare un’investimento in un sistema antispam.
E' qualcosa di tangibile che ha un effetto immediato sulla nostra percezione e interferendo con la nostra possibilità di lavorare: chiamiamo questa una minaccia "rumorosa", che si discosta dall'altro tipo di minaccia, ovvero quella "silenziosa" in grado di causare danni sostanziali, anche senza influire sullo svolgimento del nostro lavoro.
Nel primo insieme ricadono le minacce più conosciute, quelle di cui tutti parlano e quelle per cui è più semplice individuare soluzioni: parlo di virus, worm, spam, ovvero di quei pericolosi e noiosi fattori che giornalmente influenzano la nostra produttività.
La loro visibilità da parte non solo dei vertici aziendali, ma anche dei rispettivi consorti, di figli, amici e parenti tutti, rende più facilmente affrontabili e giustificabili gli investimenti per le contromisure da adottare.
Le minacce più silenziose, quelle che riguardano, ad esempio, la sottrazione di dati, sono molto più insidiose e agiscono con passo felpato. Spesso, quando accadono, risulta difficile dimostrarne l’impatto, e, a fronte di questo, è più arduo richiedere un investimento al proprio management quando non è possibile quantificare una perdita nei profitti o nei propri asset (intesi come elementi del proprio patrimonio).
Purtroppo, come ben afferma Bruce Schneier nel Saggio “Psicologia della sicurezza”, la sicurezza ha due facce: è sia una sensazione sia qualcosa di reale.
La faccia della realtà presenta una sicurezza che utilizza il calcolo delle probabilità per determinare quanto un rischio si possa verificare e come potervi far fronte con adeguate contromisure, data una quantità di informazioni necessaria e sufficiente in grado di supportare l’analisi.
La faccia della sensazione invece riguarda la percezione che noi abbiamo nei confronti delle minacce e delle relative contromisure: queste due facce, sebbene abbiano diversi punti in comune, non coincideranno mai
Le scienze psicologiche e cognitive considerano il “rischio come sensazione” un’importante vestigia del nostro viaggio evolutivo (http://dccps.nci.nih.gov/brp/presentations/slovic.pdf), sostenendo che la sensazione intuitiva è ancora il metodo predominante con cui l’essere umano valuta i rischi.
Un altra motivazione per cui è difficile sostenere un investimento di sicurezza e ottenerne l’approvazione è la visione negativa dell’argomento “rischio”.
Per chi non vi lavora direttamente, e voglio quindi parlare della stragrande maggioranza degli esseri umani, la sicurezza ha una connotazione negativa perché è legata al rischio, elemento di fronte al quale il cervello dell’essere umano, nel processo valutativo di una determinata attività, tende a fare una smorfia di fastidio e a darvi quindi un’importanza inferiore rispetto alle finalità ultime dell'attività (e ai suoi eventuali vantaggi).
Nella tabella seguente (prosaicamente realistica) ho cercato di evidenziare alcune caratteristiche valutative che concorrono alla decisione sull'investimento, comparando una soluzione antispam e un processo/soluzione anti-frode/fuga di dati.


Spam

Frode/fuga di dati

Caratteristiche salienti

Caratteristiche salienti

pericoloso

pericolosa

fastidioso

costosa

originato dall’esterno (grado di fiducia nell’attore: basso)

originata dall’interno (grado di fiducia nell’attore: medio/alto)



Effetti dell’introduzione di un antispam

Effetti dell’introduzione di una soluzione/processo antifrode

Aumento della produttività

Tracciamento dei flussi informativi/delle attività dei dipendenti

Diminuzione del malware in azienda

Allarmi su movimenti sospetti di dati

Il direttore ha la percezione (reale) di lavorare meglio...
e quindi
...i dipendenti lavorano meglio

Individuazione


Prevenzione


È indubbio che il grande clamore intorno ai pericoli di attacchi causati da malware condizioni fortemente gli investimenti in sicurezza per prevenirne gli effetti. Ma una volta che l’azienda viene protetta maggiormente mediante le relative soluzioni anti-, è opportuno che si focalizzi anche sugli altri problemi, quelli che al momento fanno meno rumore.
Forse una soluzione sta nell’aumentare il rumore di fondo che questo tipo di problemi comporta. Un aiuto viene, negli Stati Uniti e nel Regno Unito, da una serie di normative emanate negli ultimi anni che obbligano le aziende a denunciare ogni incidente di sicurezza che abbia avuto una qualche influenza sui fattori di Confidenzialità, Integrità e Disponibilità dei dati dei privati cittadini. The Breach Blog tiene traccia di questi incidenti dandone notizia non appena divulgati.
Le cause di incidenti che vanno per la maggiore sono le perdite di laptop, di CD/DVD o di chiavi USB, la sottrazione di dati di carte di credito, le fughe di dati in genere, l’errore umano nella gestione di dati sensibili o confidenziali.
Da parte nostra ci impegneremo affinché la conoscenza e le notizie vengano diffuse il più possibile, allo scopo di modificare la frase “Gli investimenti in sicurezza sono spesso guidati dalla necessità di adeguamento a normative o regolamentazioni (compliance).” in “Gli investimenti in sicurezza sono guidati dall’effettiva necessità di protezione delle informazioni in azienda.”

3.9.10

La sicurezza interna e la gestione di fotocopiatrici, scanner, stampanti, ecc ecc

Qualche settimana fa abbiamo constatato come delle fotocopiatrici non adeguatamente configurate possono trasformarsi in un potenziale forziere di informazioni che una volta lasciata l’azienda può avere destini tra i più svariati (vedi articolo).
Oggi ci colleghiamo all'articolo precedente, riparlando di strumenti di gestione documentale "fisica" e quindi non solo di fotocopiatrici ma anche dei cugini scanner e stampanti.
Ebbene, ultimamente si è consolidato il costume di collegare in rete anche quei dispositivi di business automation che una volta erano relegati di fianco alle scrivanie o nei corridoi: sto parlando di fotocopiatrici (ancora), stampanti, scanner, ecc.
Grazie alla connettività di rete e alla presenza di un web server interno (embedded), tali strumenti possono essere monitorati con maggiore efficacia in modo da rispondere con tempestività a problematiche di toner esaurito, vassoio della carta vuoto, ecc.Alcuni di questi strumenti sono da qualche anno dotati anche di disco interno che permette di mantenere una copia dei documenti copiati o stampati, in modo da poterli recuperare successivamente per chi avesse distrutto o restituito l’originale, o smarrito il file sorgente.A fianco di questi ovvi vantaggi per l’attività di ufficio, si innestano altrettanto ovvie problematiche di sicurezza, ovvero: una volta che la mia stampante è in rete e mantiene copie dei documenti sul suo disco interno, essi possono essere raggiunti con più facilita da un insider.Un esempio è mostrato dalle due immagini qui sotto: grazie a Google, è stato semplice individuare una fotocopiatrice Konica Minolta che espone il suo server web di gestione al pubblico.

In questo caso, sebbene sia presente un disco fisso interno, fortunatamente non ci sono file memorizzati nell’area pubblica.

Così come la fotocopiatrice dell’esempio, altre marche e modelli potrebbero essere facilmente raggiungibili da un normale browser all'interno di una rete aziendale.

Un altro esempio riguarda gli scanner HP: prendendo spunto da un articolo di net-security.org (Corporate espionage for dummies: HP scanners), ho cercato in rete alcuni scanner del produttore americano collegati a domini aziendali, e in questo caso l’analisi si è rivelata più fruttuosa.
Grazie alla funzione Webscan, è possibile “la scansione di foto e documenti dalla periferica sul computer utilizzando un browser Web, anche se si decide di non installare il software della periferica sul computer.”

Questo permette, come ha constatato l’autore dell’articolo sopra citato, di recuperare documenti dimenticati negli scanner collegati in rete.
E' altresì immaginabile un ufficio in cui un impiegato ripone un documento nello scanner per digitalizzarlo e un collega (insider) che ne è a conoscenza lancia il processo di cattura via rete.
Semplice e molto poco rischioso.
Poco più difficile, invece, realizzare uno script che permetta l’automatizzazione del monitoraggio degli scanner di rete, per recuperare.
Infine, attenzione ai dispositivi non protetti da password o a quelli con password impostata dal produttore. Qui sotto uno dei casi reperibili direttamente da Google.

Suggerimenti

Ecco alcune semplici regole che vi consentiranno di abbassare il grado di rischio di questi dispositivi. Naturalmente sono da inserite in ogni specifico contesto, ma la prima di esse è introduttiva alle seguenti:

  1. effettuare un risk assessment di questi dispositivi e definire, dipendentemente da come si desidera gestire il rischio, le contromisure da adottare;
  2. contromisura obbligatoria: cambiare la password di Administrator di default;
  3. evitare di memorizzare sul disco fisso interno della fotocopiatrice le copie dei documenti. E' davvero così indispensabile questa funzione? Probabilmente il 98% degli utenti non ne è nemmeno a conoscenza. Ed é una cifra ottimistica;
  4. nelle fotocopiatrici, se proprio è indispensabile memorizzare dei documenti sul disco fisso, esistono dei moduli del sistema operativo della fotocopiatrice che consentono la crittografia dei documenti.